Un team di ricercatori dell’Università Nazionale Australiana e dell’Università di Pechino ha portato alla luce quella che potrebbe essere la più antica prova conosciuta di mummificazione umana. I risultati, pubblicati sulla rivista PNAS, rivelano che le comunità di cacciatori-raccoglitori dell’Asia sudorientale praticavano forme di trattamento dei corpi ben prima delle celebri mummie egizie e cilene. Gli studiosi, guidati da Hsiao-chun Hung, Zhenhua Deng e Hirofumi Matsumura, hanno analizzato campioni ossei provenienti da 95 siti archeologici della regione. Le sepolture di quell’epoca si distinguevano per le posture compatte: corpi deposti in posizione flessa, accovacciata o strettamente rannicchiata, spesso accompagnati da tracce di bruciatura.
Queste modalità contrastano nettamente con le sepolture neolitiche successive, caratterizzate invece da corpi distesi in posizione supina.
Le prove della mummificazione
Attraverso analisi avanzate – come la diffrazione a raggi X e la spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier – i ricercatori hanno identificato segni di esposizione al calore a bassa intensità nelle microstrutture ossee. Inoltre, la compattezza delle posture e la mancanza di disarticolazione, tipica della decomposizione naturale, indicano che i defunti non furono sepolti come cadaveri freschi, bensì dopo un processo di essiccazione.
Secondo gli studiosi, i corpi venivano probabilmente sottoposti a un lento trattamento di affumicatura su fuochi a bassa intensità, un metodo che avrebbe preservato i tessuti e inibito la decomposizione: una vera e propria forma di mummificazione.
Un legame con pratiche ancora vive
Queste tecniche richiamano da vicino le pratiche funerarie documentate in epoca contemporanea presso alcune comunità indigene australiane e delle Highlands della Nuova Guinea, dove l’essiccazione dei corpi con il fumo faceva parte di rituali ancestrali.
Una scoperta che cambia la cronologia
La ricerca dimostra che tali pratiche erano in uso in Asia sudorientale per oltre 10mila anni, anticipando di molto le tradizioni di mummificazione note fino a oggi, come quelle dell’Antico Egitto e della cultura Chinchorro in Cile.
Secondo gli autori, queste scoperte non solo arricchiscono la nostra comprensione delle culture preistoriche asiatiche, ma aprono anche nuove prospettive sul significato universale del rapporto tra l’uomo e la morte, evidenziando come il desiderio di preservare i corpi dei defunti abbia radici molto più antiche e diffuse di quanto si pensasse.
