Un recente studio pubblicato su Nature Communications ha portato a una scoperta rivoluzionaria che potrebbe cambiare il trattamento dell’infertilità: le cellule della pelle umana possono essere utilizzate per produrre ovociti fertilizzabili. Sebbene si tratti ancora di una prova di concetto, la ricerca offre speranze per coloro che soffrono di infertilità legata alla mancanza di cellule sessuali funzionali, come ovociti o spermatozoi. Tuttavia, la tecnica necessita di ulteriori studi per valutarne pienamente la sicurezza e l’efficacia prima di essere applicata in contesti clinici.
L’infertilità e il ruolo degli ovociti
L’infertilità è un problema che colpisce milioni di persone nel mondo, e una delle sue cause principali è l’assenza o il malfunzionamento delle cellule sessuali (gameti), ovvero gli ovociti e gli spermatozoi, necessari per la produzione di uno zigote. In alcuni casi, la fertilizzazione in vitro (FIV) non è sufficiente, soprattutto quando le donne non hanno ovociti funzionali a causa di età avanzata o malattie. Una potenziale alternativa a questa limitazione potrebbe risiedere nel trasferimento nucleare di cellule somatiche, un processo che consente di riprogrammare una cellula somatica del paziente (come una cellula della pelle) in un ovocita funzionale, attraverso l’introduzione del suo nucleo in un ovocita donatore privo di nucleo.
Tuttavia, un ostacolo significativo di questa tecnica è che gli ovociti ottenuti tramite trasferimento nucleare somatico (SCNT) contengono due set di cromosomi, portando a una condizione chiamata triploidia, in cui lo zigote ha un set di cromosomi in più. Recenti studi hanno sviluppato un metodo per ridurre il numero di cromosomi in eccesso, ma tale approccio deve ancora essere validato nei modelli umani.
Il processo di “mitomeiosi” e la riproduzione degli ovociti
Il team di ricerca guidato da Shoukhrat Mitapilov ha affrontato questa sfida rimuovendo il nucleo delle cellule somatiche della pelle e trasferendolo in ovociti donatori privi di nucleo. Per risolvere il problema della triploidia, hanno sviluppato una tecnica innovativa chiamata “mitomeiosi“, un processo che imita la divisione cellulare naturale e induce l’eliminazione di uno dei set di cromosomi, lasciando un gamete funzionale. Questo approccio ha portato alla produzione di 82 ovociti funzionali che sono stati successivamente fecondati in laboratorio con spermatozoi. Circa il 9% degli ovociti fecondati ha raggiunto lo stadio di blastocisti, ma nessun embrione ha superato questo stadio, che normalmente segna il momento in cui gli embrioni verrebbero trasferiti nell’utero durante un trattamento di FIV.
Limiti e prospettive future
Sebbene i risultati ottenuti siano promettenti, gli autori dello studio hanno sottolineato diversi limiti. La maggior parte degli embrioni non ha progredito oltre la fase di fecondazione e sono stati riscontrati difetti cromosomici nelle blastocisti. Questo studio dimostra, tuttavia, che il processo di “mitomeiosi” potrebbe essere fattibile anche nelle cellule umane, aprendo la strada a futuri studi per perfezionare la tecnica.
Un aspetto fondamentale da migliorare riguarda la capacità di ridurre con successo il numero di cromosomi senza compromettere la salute dell’embrione. Inoltre, mentre la riprogrammazione cellulare è stata realizzata con successo nelle cellule somatiche della pelle, è necessario approfondire il meccanismo di attivazione e il controllo della divisione cellulare per garantire la corretta segregazione dei cromosomi e prevenire anomalie genetiche.
La scoperta che le cellule della pelle possano essere riprogrammate in ovociti fertilizzabili rappresenta un grande passo avanti nella ricerca sulla fertilità umana. Tuttavia, sebbene l’approccio sembri promettente, ci sono ancora numerosi ostacoli scientifici ed etici da superare prima che questa tecnica possa essere utilizzata nei trattamenti clinici. La ricerca continua a evolversi.
