L’Equinozio d’Autunno e i falsi miti, ecco perché il giorno vince ancora sulla notte

L’Equinozio è un momento di equilibrio cosmico, una soglia simbolica che da sempre segna raccolti, rituali e cambiamenti stagionali

Il 22 settembre 2025, alle 20:19 ora italiana, scatterà ufficialmente l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe. È il momento in cui il Sole, visto dalla Terra, si trova esattamente sopra l’equatore: un evento astronomico che da millenni affascina e regola i calendari delle civiltà. L’etimologia della parola equinox, dal latino aequus (uguale) e nox (notte), sembra promettere giornate perfettamente bilanciate tra luce e oscurità. La realtà, però, come spesso accade in astronomia, è molto più complessa, e sorprendente.

Non proprio “notte uguale

Se la Terra non avesse atmosfera e il Sole fosse un puntino luminoso, durante l’equinozio giorno e notte durerebbero esattamente 12 ore ciascuno. Invece, l’atmosfera terrestre ci regala un piccolo “inganno ottico”: la rifrazione solleva l’immagine del Sole quando sorge e la trattiene più a lungo quando tramonta.

Durante l’Equinozio d’Autunno, il giorno non è perfettamente uguale alla notte. L’atmosfera terrestre devia i raggi solari: la rifrazione fa apparire il Sole più in alto rispetto alla sua reale posizione, anticipando l’alba e ritardando il tramonto. Inoltre, alba e tramonto vengono calcolati quando compare o scompare il bordo superiore del disco solare, non il centro. Questi effetti combinati regalano alcuni minuti extra di luce, così il giorno “vince” ancora sulla notte anche nell’equilibrio cosmico dell’equinozio.

 

Al Polo Nord un tramonto lungo 52 ore

L’equinozio è particolarmente spettacolare nelle regioni polari. Al Polo Nord, in questi giorni, il Sole compie un giro completo attorno all’orizzonte, come se sfiorasse costantemente il limite del cielo. In teoria, al momento esatto dell’equinozio dovrebbe scomparire, ma a causa della rifrazione la sua immagine rimane sospesa per oltre 2 giorni. Solo dopo 52 ore il disco solare scivolerà davvero sotto l’orizzonte, dando avvio alla lunga notte artica.

La leggenda dei “6 mesi di buio”

Un luogo comune molto diffuso sostiene che l’Artico e l’Antartico vivano 6 mesi di luce e sei di buio. In realtà, la presenza della luce crepuscolare, smonta questo mito.

  • Crepuscolo civile: il Sole è appena sotto l’orizzonte (meno di 6°), e si può ancora leggere un giornale all’aperto senza lampada. Al Polo Nord termina solo l’8 ottobre;
  • Crepuscolo nautico: il Sole è sotto di 12°, e l’orizzonte marino inizia a scomparire. Qui la “notte” sembra davvero iniziare, ma al Polo Nord arriva solo il 24 ottobre;
  • Crepuscolo astronomico: il cielo diventa completamente buio quando il Sole scende oltre i 18° sotto l’orizzonte. Questo accadrà il 13 novembre, e da quel momento il Polo Nord vivrà circa 11 settimane di oscurità totale, non sei mesi.

Un equilibrio che parla di noi

L’equinozio è un momento di equilibrio cosmico: la luce del Sole si distribuisce quasi simmetricamente sulla Terra. È una soglia simbolica che da sempre segna raccolti, rituali e cambiamenti stagionali. Oggi, grazie alla scienza, sappiamo che dietro la semplicità del termine “notte uguale” si nasconde una danza raffinata tra atmosfera, geometria celeste e percezioni umane.

Il 22 settembre 2025, quando avrà inizio all’autunno, potremo alzare lo sguardo al cielo e ricordarci che persino l’apparente semplicità del ciclo delle stagioni è il risultato di una meravigliosa complessità astronomica.