L’India ha respinto con fermezza le crescenti pressioni degli Stati Uniti a interrompere le importazioni di petrolio dalla Russia. In un editoriale pubblicato sul quotidiano The Hindu, il ministro del Petrolio Hardeep Singh Puri ha rivendicato la strategia energetica di Nuova Delhi, sottolineando che l’approvvigionamento di greggio russo ha evitato al mercato globale uno shock senza precedenti. “Il rispetto delle norme internazionali da parte dell’India ha impedito un’esplosione dei prezzi fino a 200 dollari al barile”, ha scritto Puri, ribattendo con decisione alle accuse provenienti da Washington. Secondo alcuni consiglieri della Casa Bianca, tra cui Peter Navarro, l’India sarebbe diventata una “lavatrice” per il petrolio russo, contribuendo indirettamente a finanziare la guerra in Ucraina.
Il ministro ha definito queste critiche infondate, sottolineando come gli acquisti siano pienamente compatibili con il meccanismo del price cap introdotto dal G7: “l’India non ha infranto alcuna regola. Abbiamo mantenuto stabili i mercati e impedito un’impennata incontrollata delle quotazioni”.
I motivi delle tensioni
Le tensioni si sono ulteriormente aggravate dopo che Washington ha deciso di raddoppiare al 50% i dazi su numerose esportazioni indiane, una misura interpretata come strumento di pressione per convincere Nuova Delhi a ridurre i rapporti energetici con Mosca. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha accusato le famiglie più ricche del Paese di approfittare della situazione, mentre Navarro ha parlato apertamente di un’India che “alimenta la macchina bellica russa”.
Intanto, sul fronte diplomatico, il premier indiano Narendra Modi ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin a margine di un vertice regionale in Cina. “Le conversazioni con Putin sono sempre stimolanti”, ha commentato Modi in un post su X, confermando la volontà di mantenere un dialogo diretto con Mosca.
I dati
Secondo i dati di Kpler, la Russia ha coperto quest’anno circa il 37% delle importazioni petrolifere indiane, una quota in forte crescita rispetto al passato, grazie agli sconti fino a 20 dollari al barile offerti dopo l’embargo europeo. Tali vantaggi si sono progressivamente ridotti, ma gli analisti ritengono improbabile che Nuova Delhi rinunci alle forniture russe senza un divieto globale.
“La verità è che non esiste un sostituto immediato per il secondo produttore mondiale, che fornisce quasi il 10% del petrolio globale”, ha ribadito Puri, sottolineando come le critiche occidentali trascurino la realtà dei mercati energetici.
