Orsa F36, due cacciatori rinviati a giudizio. Brambilla esulta: “finalmente uno spiraglio di giustizia”

Il presidente della Lega italiana Difesa Animali e Ambiente ricorda l’autopsia che confermò i colpi di arma da fuoco e annuncia la costituzione di parte civile

“Da anni chiediamo giustizia per F36, finalmente il rinvio a giudizio apre uno spiraglio”. Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli animali e dell’ambiente, commenta la notizia del rinvio a giudizio di due cacciatori trentini per l’uccisione dell’orsa F36. E aggiunge: “l’esame autoptico, al quale partecipammo con il nostro perito, il compianto dottor Reiner Schneider, ha evidenziato il passaggio di vari proiettili, uno dei quali attraverso il torace dell’animale: segno inequivocabile di bracconaggio”.

“Finalmente – insiste il deputato di Noi moderati- si vede un po’ di luce nella triste vicenda di F36: l’orsa, condannata all’abbattimento esattamente due anni fa, il 7 settembre 2023, dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti con un provvedimento in seguito giudicato illegittimo dal Consiglio di Stato, fu trovata morta alla fine del mese nel territorio di Sella Giudicarie. Nel clima di odio e paura alimentato dall’amministrazione provinciale – ricorda– il rischio di atti di bracconaggio era elevatissimo e i sospetti più che fondati. Del resto l’orsa era dotata di radiocollare, quindi facilmente individuabile, e, fatto che rende ancor più grave l’uccisione, aveva un cucciolo. Perciò presentammo immediatamente una denuncia in Procura e da allora, man mano che emergevano altri indizi e le risultanze dell’autopsia, abbiamo sempre insistito, nonostante la richiesta di archiviazione, perché l’azione penale fosse esercitata. Chiunque ama e rispetta la natura ora chiede con noi, che ci costituiremo parte civile, giustizia per F36″.