La placenta è un organo unico che esiste solo durante la gravidanza: cresce a una velocità simile a quella di un tumore e raggiunge le dimensioni di un piccolo piatto da portata. È essenziale per il feto, ma si sa ancora poco del suo sviluppo, specie nelle fasi iniziali. Studiarla durante la gravidanza è difficile, perché il prelievo di campioni rischia di introdurre infezioni o innescare un aborto spontaneo. Il tessuto placentare espulso dopo il parto, invece, è molto diverso dalla sua forma iniziale. Alcuni studi sono stati condotti su placente animali, che però sono spesso diverse da quelle umane e quindi poco utili.
Ora, un nuovo studio dei ricercatori della University of Technology di Sydney, in Australia, ha ottenuto le prime mini-placente artificiali stampate in 3D. Questi organoidi sono più raffinati rispetto alle precedenti placente artificiali realizzate manualmente e offrono nuovi modi per studiare la gravidanza e le sue complicanze come la preeclampsia. Lo studio è pubblicato sulla rivista Nature Communications.
Nel 2018, erano stati coltivati i primi organoidi placentari a partire da particolari cellule presenti solo nella placenta, i trofoblasti. Queste cellule, però, venivano solitamente seminate su gel di origine animale (che non possono essere modificati per riflettere l’ambiente di crescita della vera placenta umana) mediante una tecnica di sospensione manuale che rende difficile la produzione di molti organoidi.
Nel nuovo studio, i ricercatori australiani hanno puntato sulla biostampa in 3D, che usa un ‘inchiostro’ vivente fatto di trofoblasti della placenta mescolati con un gel sintetico. Le cellule, stampate in 3D in una piastra di coltura, hanno dato origine a organoidi molto simili al tessuto placentare umano, che potranno essere usati per studiare le interazioni con il sistema immunitario e per testare nuovi farmaci in maniera sicura, riducendo il ricorso alla sperimentazione animale.
