Un episodio sismico senza precedenti, durato più di 30 giorni, ha colpito l’isola di Santorini e l’Egeo meridionale nel gennaio 2025, sollevando timori di un’imminente eruzione vulcanica. Ora, uno studio pubblicato su Nature da Marius Isken, Jens Karstens e colleghi fornisce una possibile spiegazione: i vulcani di Santorini e Kolumbo, separati da appena 7 chilometri, condividerebbero la stessa rete di alimentazione magmatica. A fine gennaio, un intenso sciame sismico ha colpito Santorini, con centinaia di scosse che hanno costretto le autorità greche a dichiarare lo stato di emergenza. Sin dall’inizio, gli scienziati hanno discusso se l’origine di questi eventi fosse puramente tettonica o se fosse legata a dinamiche vulcaniche profonde.
L’arcipelago di Santorini è uno dei sistemi vulcanici più studiati al mondo, celebre per l’eruzione catastrofica di circa 3.600 anni fa, che ebbe impatti su civiltà come quella minoica. A pochi chilometri di distanza si trova il vulcano sottomarino Kolumbo, esploso violentemente nel 1650 d.C. con conseguenze devastanti per la popolazione.
Le evidenze dai satelliti: camere magmatiche interconnesse
Il nuovo studio si basa su mesi di osservazioni satellitari che hanno misurato rigonfiamenti e deformazioni del suolo nell’area. Analizzando questi dati insieme alla sismicità, i ricercatori hanno ricostruito una dinamica sorprendente: quando la camera magmatica di Santorini si stava riempiendo, quella di Kolumbo si stava contemporaneamente svuotando.
Secondo i modelli proposti, a partire da luglio 2024 il serbatoio magmatico di Santorini, situato a circa 3,8 km di profondità, ha iniziato a gonfiarsi progressivamente. Dopo il 27 gennaio 2025, i dati hanno mostrato un trasferimento di magma da una profondità di 7,6 km sotto Kolumbo verso Santorini, fenomeno che avrebbe innescato la lunga sequenza sismica.
Un meccanismo globale: Hawaii, Islanda e Kamchatka
La possibilità che più vulcani condividano un sistema magmatico non è un’ipotesi isolata. Studi simili hanno individuato collegamenti sotterranei tra vulcani in Hawaii, Islanda e Kamchatka. La ricerca su Santorini e Kolumbo rappresenta quindi un tassello fondamentale per comprendere meglio la complessità dei sistemi vulcanici interconnessi.
Implicazioni per il monitoraggio e la prevenzione
Il lavoro sottolinea l’importanza di un monitoraggio costante e ad alta precisione delle deformazioni del suolo e della sismicità in aree vulcaniche complesse. La comprensione dei meccanismi di “condivisione” del magma potrebbe infatti rivelarsi cruciale per anticipare crisi eruttive e migliorare la preparazione delle comunità esposte.
Santorini e Kolumbo, oggi più che mai, rappresentano un laboratorio naturale per la scienza, ma anche un potenziale rischio per le popolazioni locali e il turismo internazionale. La sfida sarà tradurre queste nuove conoscenze in strategie di sicurezza e prevenzione.
