Riscontrata una grave tendenza alla siccità nel bacino del fiume Gange, che attraversa India, Nepal e Bangladesh, il che minaccia le risorse idriche, agricole, culturali e religiose di oltre 600 milioni di persone. Lo rivela uno studio guidato da Vimal Mishra, dell’Indian Institute of Technology Gandhinagar, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. Utilizzando dati strumentali, registrazioni paleoidrologiche e modelli idrologici, i ricercatori hanno ricostruito il flusso storico del fiume dal 700 al 2012 d.C.
Nonostante in generale gli anni umidi abbiano superato quelli secchi, la tendenza alla siccità iniziata dagli anni Novanta risulta essere la più grave degli ultimi mille e trecento anni, con un’intensità del 76% superiore alla siccità più severa documentata nel sedicesimo secolo.
Siccità: le cause
Tra il 1991 e il 2010 non si sono verificate piogge estreme nel bacino, mentre solo due eventi analoghi sono stati registrati tra il 2011 e il 2020. Questa tendenza non è spiegabile con la variabilità naturale né riproducibile dai modelli climatici globali, che invece prevedono un aumento della portata del fiume con il riscaldamento globale. I ricercatori suggeriscono che la siccità possa derivare da complesse interazioni fra forze che influenzano le precipitazioni monsoniche estive, tendenze climatiche su larga scala, riscaldamento antropogenico e emissioni di aerosol. Capire questi fattori è cruciale per la gestione sostenibile di questa vitale fonte d’acqua.
