Comprendere i fattori che mantengono o minacciano la diversità negli ecosistemi forestali è la sfida affrontata da un recente studio pubblicato su Science da un team dell’Università dell’Illinois di Urbana-Champaign e dell’Università statale dell’Oregon. Guidati da James O’Dwyer, Andy Jones e James Lutz, i ricercatori hanno sviluppato un modello predittivo basato su dati raccolti nel Wind River Forest Dynamics Plot, un sito monitorato dallo Smithsonian Forest Global Earth Observatory.
L’analisi ha combinato censimenti degli alberi, inclusi quelli con diametro superiore a 1 centimetro, con dati genomici di circa 100 individui per ciascuna delle otto specie arboree dominanti, che rappresentano quasi tutta la biomassa della foresta. Il modello si è rivelato capace di prevedere con precisione le variazioni nell’abbondanza delle specie nel 2016 e nel 2021.
Secondo O’Dwyer, la perdita di una sola specie può innescare effetti a cascata sull’intero ecosistema, aumentando la vulnerabilità della foresta a parassiti e patogeni. Il lavoro ha inoltre evidenziato come le interazioni tra alberi – sia da vivi sia attraverso tronchi e legna in decomposizione – possano influenzare la biodiversità a lungo termine.
I ricercatori ipotizzano che la variazione genomica sia una risorsa ancora poco sfruttata per interpretare le dinamiche ecologiche. Migliorare questi modelli predittivi potrebbe aprire nuove strade per la conservazione e la gestione sostenibile delle foreste a livello globale.
