Il 19 settembre 2021 La Palma, l’isola più giovane e nord-occidentale delle Canarie, ha vissuto la più intensa eruzione della sua storia recente. Dal fianco occidentale della dorsale di Cumbre Vieja è emerso un nuovo vulcano, successivamente battezzato Tajogaite, che ha eruttato per 85 giorni fino al 13 dicembre 2021. L’evento ha avuto un impatto enorme: oltre 12 km² di colate laviche hanno sepolto interi paesaggi, con spessori di decine di metri, superando di gran lunga le eruzioni storiche degli ultimi cinque secoli.
Un preludio sismico lungo anni
L’edificio vulcanico di La Palma si è formato in circa 2 milioni di anni di accumulo magmatico (Klügel et al., 1997). Prima dell’eruzione del 2021, segnali precursori erano già emersi: tra il 2017 e il 2021 si registrarono nove sciami sismici con circa 700 terremoti localizzati, espressione della risalita di magma dal mantello alla base della crosta (D’Auria et al., 2022). Pochi giorni prima dell’eruzione, gli ipocentri si concentrarono a soli 10 km di profondità, segno dell’imminente apertura di un nuovo condotto eruttivo. Il 19 settembre, alle 14:00 UTC, la sequenza sismica culminò nell’esplosione stromboliana che diede origine al Tajogaite.
Una rete sismica per il “neonato” vulcano
La rapidità con cui l’eruzione si è innescata ha spinto la comunità scientifica a rafforzare il monitoraggio. Nel febbraio 2022, a soli due mesi dalla fine dell’attività, l’Instituto Volcanológico de Canarias ha installato una rete temporanea di 16 stazioni sismiche intorno al cratere. I dati raccolti in 9 mesi hanno permesso di identificare 17.345 eventi sismici e oltre 150.000 arrivi d’onda P e S, elaborati con algoritmi di intelligenza artificiale per ridurre l’enorme lavoro manuale richiesto.
Tomografia ad alta risoluzione
L’analisi tomografica tridimensionale delle onde sismiche (Koulakov, 2009) ha restituito le prime immagini ad alta risoluzione delle strutture superficiali del Tajogaite. I modelli di velocità P (Vp), S (Vs) e del rapporto Vp/Vs hanno rivelato:
- Anomalie ad alto Vp/Vs (>2), interpretate come zone ricche di fluidi e gas, in corrispondenza del condotto principale e di un possibile secondo serbatoio superficiale;
- Anomalie a basso Vp/Vs (<1.7) negli strati più superficiali, attribuibili a zone dominate da vapore e gas;
- Una chiara direzionalità verso nord dell’evoluzione strutturale, coerente con i dati geodetici e geofisici che mostrano uno spostamento dei crateri durante le fasi finali dell’eruzione.
Questi risultati offrono la prova diretta della complessa interazione tra magma, fluidi e gas nei primi mesi successivi a un’eruzione. In particolare, la combinazione di tecniche automatiche basate sul deep learning e tomografia sismica ha permesso di delineare con precisione la zona di degassamento superficiale e i condotti che alimentano l’attività vulcanica.
Il caso di La Palma rappresenta dunque un laboratorio naturale per migliorare i sistemi di sorveglianza vulcanica e affinare i modelli predittivi. L’eruzione del 2021 ha dimostrato come i vulcani possano passare da una fase di quiete a un’eruzione devastante in tempi brevissimi, imponendo la necessità di reti di monitoraggio sempre più sofisticate. In prospettiva, lo studio del Tajogaite non è soltanto una pagina di storia geologica delle Canarie, ma un contributo fondamentale per la sicurezza delle comunità che vivono in aree vulcaniche di tutto il mondo.
