Le sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran per il suo programma nucleare torneranno in vigore a mezzanotte, dopo l’attivazione della procedura di “snapback” da parte di Francia, Germania e Regno Unito. Le misure colpiranno in particolare i settori bancario e petrolifero iraniani. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha confermato di aver ripreso questa settimana le ispezioni nei siti nucleari iraniani, interrotte dopo i bombardamenti condotti da Israele e Stati Uniti a giugno. La Russia, sostenuta dalla Cina, ha tentato senza successo di rinviare la reintroduzione delle sanzioni proponendo di prorogare i negoziati fino ad aprile 2026, ma la mozione è stata respinta dal Consiglio di Sicurezza con nove voti contrari, quattro favorevoli e due astensioni. Mosca ha definito il ripristino delle sanzioni “nullo” e ha fatto sapere che non intende applicarle, nonostante gli obblighi derivanti dal diritto internazionale.
L’ambasciatrice britannica presso l’Onu, Barbara Woodward, ha ribadito la disponibilità al dialogo con Teheran, sottolineando che un’intesa diplomatica potrebbe portare alla revoca delle misure. L’Iran, attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha definito la mossa occidentale “giuridicamente nulla, politicamente imprudente e procedimentalmente viziata“, accusando Stati Uniti ed europei di aver distorto il carattere pacifico del programma nucleare iraniano. Il presidente Massoud Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran non uscirà dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), ma ha accusato Washington di non aver mai preso sul serio gli accordi raggiunti. Pezeshkian ha ribadito che Teheran non intende sviluppare armi nucleari, mentre l’ambasciatore francese Jerome Bonnafont, a nome di Parigi, Berlino e Londra, ha elencato tre condizioni per una ripresa del dialogo: il ritorno immediato ai negoziati, il pieno accesso agli ispettori Aiea e la trasparenza sulle scorte di uranio arricchito.
