La Corte di Giustizia Europea ha annullato l’autorizzazione concessa dall’Unione europea alla Russia per la costruzione di una centrale nucleare in Ungheria, sostenendo che non è chiaro se il governo ungherese avesse rispettato le norme Ue in materia di appalti pubblici nell’assegnare il contratto a Rosatom senza una gara pubblica. La battuta d’arresto legale arriva in un momento delicato per il primo ministro ungherese Viktor Orban, sottoposto a crescenti pressioni per porre fine alla dipendenza energetica del suo Paese dalla Russia, che ha cercato di mantenere nonostante la guerra di Mosca in Ucraina.
Oggi i giudici della Corte di Giustizia con sede in Lussemburgo hanno stabilito che la Commissione europea avrebbe dovuto tenere conto delle norme Ue in materia di appalti pubblici, quando ha approvato i piani di Budapest per sovvenzionare la costruzione di due nuovi reattori nucleari costruiti da Rosatom. “La Commissione avrebbe dovuto verificare se quella aggiudicazione diretta, effettuata senza una procedura di gara pubblica, fosse conforme alle norme Ue in materia di appalti pubblici. La Commissione ha ritenuto di sì, ma la decisione non è sufficientemente motivata”, ha spiegato la Corte.
Le intenzioni di Budapest
Budapest aveva pianificato di costruire una centrale nucleare da 2 GW per la quale aveva stretto una partnership con Rosatom nel 2014, in un processo molto ritardato che ora punta a completare entro l’inizio degli anni 2030. La centrale nucleare di Paks ha 4 reattori di costruzione russa dagli anni ’80. Altri Paesi dell’ex blocco orientale si sono rivolti alla tecnologia occidentale per ammodernare le loro infrastrutture nucleari dell’era sovietica, ma l’Ungheria ha insistito sul partner russo, pur esplorando anche alternative. Rosatom guida il progetto e ha coinvolto come subappaltatori diverse grandi aziende internazionali, tra cui gruppi francesi e tedeschi, ma il cuore dell’impianto saranno due reattori, prodotti da Nizhny Novgorod Engineering.
La dichiarazione del governo ungherese
Il governo ungherese ha dichiarato che avrebbe portato avanti il progetto come previsto, ma si è detto pronto a collaborare con la Commissione per dimostrare di aver soddisfatto i requisiti in materia di appalti pubblici e aiuti di Stato. “La Corte non ha detto che il progetto non rispettava le norme sugli appalti pubblici, ma solo che la sua motivazione non era soddisfacente”, ha dichiarato oggi il ministro degli Affari Europei, Janos Boka.
“Un’altra procedura ha stabilito questo aspetto anni fa, ma non è stata introdotta per giustificare l’attuale decisione. Non vi è alcuna ragione giuridica per non proseguire l’investimento in Paks al ritmo attuale”, ha aggiunto il ministro. La Commissione ha affermato che “esaminerà attentamente la sentenza e rifletterà sui prossimi passi”.
