Vaiolo delle scimmie, l’OMS revoca l’emergenza internazionale per il virus mpox

Vaiolo delle scimmie, direttore OMS: la possibilità di nuovi focolai richiede "una sorveglianza e una capacità di risposta adeguate"

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha revocato la dichiarazione dello stato di emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per il virus mpox, deciso un anno fa. Lo ha annunciato oggi a Ginevra il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, seguendo il parere espresso dal Comitato d’Emergenza del Regolamento Sanitario Internazionale. La decisione – ha detto Ghebreyesus in una conferenza stampa – fa seguito al calo costante di casi e decessi nella Repubblica Democratica del Congo e in altri Paesi colpiti, come Burundi, Uganda e Sierra Leone.

Naturalmente – ha aggiunto – revocare la dichiarazione di emergenza non significa che la nostra risposta si fermerà” e la possibilità di nuovi focolai richiede “una sorveglianza e una capacità di risposta adeguate”. “Più di un anno fa, ho dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale per la diffusione dell’mpox in Africa, su consiglio di un comitato di emergenza”, ha detto ancora Ghebreyesus. “Da allora, il comitato di emergenza si è riunito ogni tre mesi per valutare l’epidemia. Ieri si sono riuniti di nuovo e mi hanno comunicato che, a loro avviso, la situazione non rappresenta più un’emergenza sanitaria internazionale. Ho accettato tale consiglio”.

Africa CDC: “mpox resta un’emergenza per il continente”

Mentre a livello globale l’OMS ha deciso di revocare la dichiarazione di emergenza sanitaria di interesse internazionale, il virus mpox rimane un’emergenza di salute pubblica nel continente africano. Lo ha deciso e ufficializzato ieri Africa CDC, cioè i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie. L’Africa è stata l’epicentro di questa nuova ondata epidemica di mpox e l’Emergency Consultative Group, pool di esperti che ha il compito di fornire un parere al direttore generale di Africa CDC, ha sollecitato che l’emergenza sanitaria pubblica per la sicurezza continentale (Phecs) rimanga in vigore.

Riunitosi il 2 settembre scorso per esaminare l’andamento dell’epidemia e valutare se lo stato di emergenza dovesse essere revocato, il gruppo ha concluso che il mantenimento della dichiarazione è essenziale per preservare la volontà politica di combattere il virus, mobilitare risorse e mantenere i Paesi in stato di massima allerta. Gli esperti hanno avvertito, infatti, che la revoca prematura dello stato di emergenza potrebbe innescare un atteggiamento di noncuranza, ridurre i finanziamenti e aumentare il rischio di una recrudescenza.

La raccomandazione è stata formulata in seguito a un’analisi della situazione relativa al virus. I casi confermati settimanali sono diminuiti del 52% tra le settimane 17-22 e le settimane 27-32 del 2025. Tuttavia, ha ricordato il gruppo, si sono verificate impennate in Ghana, Liberia, Kenya, Zambia e Tanzania, con nuove introduzioni del virus segnalate in Malawi, Etiopia, Senegal, Togo, Gambia e Mozambico. L’Etiopia e la Repubblica Centrafricana hanno riportato decessi infantili, mentre diversi Paesi – tra cui Sierra Leone, Congo, Malawi, Zambia, Kenya, Repubblica Centrafricana, Etiopia, Sudafrica e Camerun – hanno continuato a registrare tassi di mortalità superiori all’1% (tasso che a livello continentale si è attestato allo 0,5%).