Il 30 settembre 2025, l’autorità antitrust brasiliana CADE (Conselho Administrativo de Defesa Econômica) ha votato per sospendere, a partire dal 1° gennaio 2026, la moratoria che impedisce l’acquisto di soia coltivata in aree amazzoniche disboscate dopo il 2008. La decisione rappresenta un potenziale punto di svolta per una delle principali iniziative ambientali volontarie del Paese, considerata uno dei fattori chiave nel rallentamento della deforestazione tropicale legata all’espansione agricola.
L’accordo, noto come “moratoria sulla soia amazzonica”, fu istituito nel 2006 come impegno congiunto tra commercianti di materie prime, associazioni industriali e organizzazioni ambientaliste. L’obiettivo era evitare che le grandi aziende acquistassero soia proveniente da terreni recentemente deforestati in Amazzonia. Tra i firmatari figurano multinazionali del calibro di Cargill, Bunge, Cofco e Louis Dreyfus.
Nonostante l’importanza riconosciuta della moratoria, il CADE aveva già tentato di sospenderla nell’agosto 2025. Tuttavia, la misura era stata temporaneamente bloccata da un tribunale federale, che ne aveva ordinato il ripristino solo una settimana più tardi. Con la nuova decisione, l’organo antitrust ha rinviato la sospensione definitiva, fissandola tra circa un anno e mezzo: l’accordo resterà valido fino al 21 dicembre 2025.
La posizione del CADE: evitare imposizioni straniere
Durante l’udienza, il Consiglio del CADE ha votato con quattro voti favorevoli su sei per posticipare la sospensione, concedendo tre mesi in più rispetto alla data iniziale. I due consiglieri contrari chiedevano invece una sospensione immediata.
José Levi, uno dei consiglieri favorevoli al rinvio, ha affermato che questo intervallo temporale servirà a favorire il dialogo tra soggetti pubblici e privati. Il presidente del CADE, Gustavo Augusto, ha spiegato che la decisione intende contrastare eventuali decisioni unilaterali imposte dalle multinazionali estere. A suo avviso, non si può consentire che società straniere stabiliscano regole per un prodotto centrale come la soia, che ha un ruolo essenziale nell’alimentazione umana e nella filiera zootecnica.
Le critiche del settore agricolo
La Confederazione dell’Agricoltura e dell’Allevamento del Brasile (CNA), che rappresenta gli interessi dei produttori di soia, ha espresso forte opposizione alla moratoria, ritenendola in contrasto con la normativa nazionale. In un comunicato ufficiale, l’organizzazione ha sostenuto che l’accordo penalizza gli agricoltori che coltivano in modo legale su terreni autorizzati dopo il 2008.
Secondo la CNA, l’aspettativa è che la moratoria venga definitivamente abolita entro l’inizio del 2026. Durante l’udienza, Amanda Flávio de Oliveira — rappresentante della confederazione — ha inoltre affermato che, tra il 2018 e il 2021, l’accordo avrebbe causato perdite per circa 4 miliardi di reais (circa 750 milioni di dollari) agli agricoltori coinvolti.
Alcune lobby del settore agricolo hanno anche accusato le aziende commerciali di condividere informazioni sensibili sui coltivatori. Abiove, l’associazione che rappresenta i trader internazionali di cereali, ha respinto categoricamente queste accuse.
Abiove: la moratoria è un modello virtuoso
Da parte sua, Abiove ha ribadito la validità e l’importanza della moratoria. Secondo Francisco Ribeiro Todorov, portavoce dell’associazione, l’accordo è motivo di orgoglio nazionale perché rappresenta un esempio concreto di cooperazione tra economia e tutela ambientale. Abiove lo considera il modello più rappresentativo a livello globale di un’intesa capace di coniugare sviluppo e sostenibilità.
Un rapporto pubblicato nel 2024, a cui ha partecipato anche Abiove, mostra che, dal 2008, la produzione di soia in Amazzonia è aumentata di 4,5 volte. Nello stesso periodo, nei 124 comuni oggetto di monitoraggio, la deforestazione si è ridotta del 69%.
Il parere delle istituzioni ambientali
Durante l’udienza, Daniel Gustavo Santos Rocha, procuratore federale dell’IBAMA (l’agenzia ambientale brasiliana), ha respinto le accuse di illegalità rivolte alla moratoria. Secondo lui, la legislazione nazionale stabilisce requisiti minimi di tutela, non limiti massimi. Ha aggiunto che gli impegni internazionali del Brasile in materia di cambiamento climatico impongono standard ambientali più stringenti, orientati alla deforestazione zero.
Le preoccupazioni della società civile
Greenpeace Brasile ha espresso forte preoccupazione per il futuro dell’accordo. Cristiane Mazzetti, responsabile del programma foreste dell’organizzazione, ha dichiarato che l’ONG continuerà a vigilare affinché la moratoria resti in vigore anche oltre il 2025.
Secondo Greenpeace, senza interventi più incisivi, il Paese non sarà in grado di raggiungere né l’obiettivo della deforestazione zero, né i propri target di riduzione delle emissioni stabiliti a livello internazionale.
