Manca meno di un mese all’apertura della COP30, che si terrà dal 10 al 21 novembre a Belem, in Amazzonia. Il Brasile, guidato dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, si prepara ad accogliere circa 50mila partecipanti tra negoziatori, attivisti ed esperti, in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, crisi economiche e dal ritiro degli Stati Uniti dai negoziati sul clima. Lula punta a mostrare al mondo l’Amazzonia, trasformando la conferenza in una vetrina per il ritorno del Brasile sulla scena globale. Tuttavia, l’evento è già al centro di polemiche: l’aumento dei prezzi degli alloggi rischia di ridurre la partecipazione di Ong e Paesi poveri, mentre diversi leader mondiali hanno rinunciato alla presenza.
A differenza delle ultime edizioni, non sono attesi grandi accordi sulle energie fossili o sulla finanza climatica. Secondo gli esperti, la priorità sarà attuare gli impegni già presi, più che firmarne di nuovi. La “COP della verità”, come l’ha definita Lula, dovrà dimostrare che il multilateralismo è ancora vivo, nonostante la mancanza di ambizione di attori chiave come Cina e Unione Europea.
Tra aspettative e realismo, Belem si prepara a ospitare un vertice decisivo per il futuro della lotta al cambiamento climatico.
