Il fumo degli incendi boschivi causa un inquinamento atmosferico maggiore di quanto gli attuali modelli atmosferici possano prevedere. Un nuovo studio condotto da ricercatori della King Abdullah University of Science and Technology (KAUST) e dell’Accademia Cinese delle Scienze ne spiega il motivo, rivelando che, sotto la luce solare, le particelle di fumo degli incendi boschivi agiscono come minuscole fabbriche chimiche, producendo ossidanti nocivi come i perossidi, un gruppo di inquinanti altamente reattivi che contribuiscono alla formazione di smog e foschia. Il nuovo studio aiuta a spiegare perché le misurazioni sul campo rilevano costantemente livelli elevati di perossido durante gli incendi boschivi, anche nelle città, dove i normali percorsi chimici in “fase gassosa” che li creano dovrebbero essere bloccati da altri inquinanti come l’ossido nitrico, un gas comune prodotto dalla combustione di carburante.
Chak Chan, coautore dello studio e preside della Divisione di Scienze fisiche e Ingegneria della KAUST, spiega che lo studio dimostra che le particelle di fumo possono aggirare la tradizionale soppressione tramite ossidi di azoto in ambienti inquinati, generando ossidanti internamente sotto la luce solare. “Questo percorso guidato dalle particelle è sorprendentemente efficiente: ordini di grandezza più veloce di quanto possano fornire i percorsi classici”, dice.
I dettagli dello studio
Il team ha scoperto che le molecole organiche colorate presenti negli aerosol derivanti dalla combustione della biomassa agiscono come “fotosensibilizzatori“. Quando assorbono la luce solare, entrano in stati eccitati che innescano rapide catene di reazioni, producendo radicali perossidici e poi perossidi all’interno delle particelle. I perossidi non sono gas serra, ma influenzano la chimica atmosferica causando foschia, formazione di particelle secondarie e rischi respiratori. Agendo come serbatoi di radicali, influenzano anche le dinamiche più ampie del clima e della qualità dell’aria.
I risultati rivelano come il fumo degli incendi boschivi possa favorire la formazione di particolato secondario, oltre a essere una fonte diretta di particolato, una componente importante dell’inquinamento atmosferico urbano.
Il rischio incendi e il riscaldamento globale
Gli incendi boschivi sono quadruplicati in alcune parti degli Stati Uniti occidentali dagli anni ’80, mentre le aree bruciate del Mediterraneo sono più che raddoppiate negli ultimi due decenni. Con l’aumento della frequenza e dell’intensità degli incendi in tutto il mondo, il fumo emette sempre più particelle reattive che la luce solare trasforma in fonti nascoste di inquinamento.
“Questa chimica trascurata significa che gli attuali modelli climatici e di qualità dell’aria sottostimano la produzione di ossidanti derivanti dagli incendi boschivi”, afferma Chan. “Aggiornare questi modelli è essenziale per le comunità, anche qui in Arabia Saudita, per prevedere meglio i rischi per la salute e gli impatti ambientali di un mondo che si riscalda“.
