Il 13 ottobre 1969, l’Unione Sovietica tentò una manovra spaziale senza precedenti: il primo avvicinamento tra 3 navicelle in orbita. Le missioni Soyuz 6, Soyuz 7 e Soyuz 8 avrebbero dovuto realizzare un’operazione di aggancio multiplo, dimostrando la capacità dell’URSS di coordinare complesse attività spaziali in vista di future missioni lunari. L’obiettivo era ambizioso: Soyuz 7 e Soyuz 8 dovevano avvicinarsi e attraccare tra loro, mentre Soyuz 6 avrebbe filmato e monitorato la manovra. Tuttavia, un guasto ai sistemi di attracco e di comunicazione rese impossibile il collegamento fisico tra le capsule. Nonostante il fallimento dell’aggancio, le 3 navicelle riuscirono comunque a eseguire complesse manovre di avvicinamento e volo in formazione, segnando un passo importante nello sviluppo delle tecniche di rendezvous orbitale.
I 6 cosmonauti coinvolti – Shonin e Kubasov su Soyuz 6, Filipchenko e Volkov su Soyuz 7, Shatalov e Yeliseyev su Soyuz 8 – rientrarono sani e salvi dopo diverse giornate in orbita. Il fallimento tecnico non oscurò il valore simbolico dell’impresa, che dimostrò la crescente sofisticazione del programma spaziale sovietico e aprì la strada alle future missioni di cooperazione spaziale internazionale.
