Gli Stati Uniti si trovano di fronte a una drammatica combinazione di eventi meteorologici estremi: un potente “nor’easter”, una tempesta tipica dell’Atlantico settentrionale, sta flagellando la costa orientale, mentre in Alaska occidentale i resti del tifone Halong hanno scatenato venti di forza uragano e inondazioni. Dalla Carolina del Nord e del Sud fino al New England, il nor’easter ha portato piogge torrenziali, raffiche di vento fino a 100 km/h e gravi mareggiate. Strade allagate, case minacciate dall’erosione costiera e centinaia di voli cancellati tra Washington e Boston hanno scandito una domenica di paura.
Secondo il National Weather Service (NWS), “i maggiori effetti riguardano il potenziale di inondazioni costiere”, in particolare lungo Delaware, New Jersey e New York, dove i governatori hanno dichiarato lo stato d’emergenza. A Bowers Beach, nel Delaware, le autorità hanno ordinato un’evacuazione volontaria a causa dell’innalzamento del livello del fiume Murderkill, mentre in New York City e Long Island vige un’allerta per mareggiate e venti tempestosi.
Nel New Jersey, l’emergenza proseguirà anche nelle prossime ore. In Carolina del Nord, lungo le Outer Banks, il mare ha invaso l’iconica Highway 12, causando ulteriori danni a un litorale già duramente provato da tempeste precedenti. Anche più a Sud, in Carolina del Sud, città come Georgetown e Charleston sono state sommerse da precipitazioni record – fino a 18 cm di pioggia in poche ore – costringendo al salvataggio automobilisti intrappolati e residenti isolati.
Alaska travolto dal tifone Halong
Mentre la costa atlantica combatte contro la furia del “nor’easter”, llAlaska occidentale affronta un’altra crisi. I resti del tifone Halong, spintisi attraverso il Pacifico fino al Mare di Bering, hanno generato venti di intensità uragano e onde anomale che hanno letteralmente spazzato via intere abitazioni nelle comunità costiere di Kipnuk e Kwigillingok.
Otto abitazioni risultano completamente distrutte a Kipnuk e almeno 4 a Kwigillingok. Circa 20 persone sarebbero ancora disperse, mentre 600 abitanti si sono rifugiati nella scuola locale di Kipnuk e altri 300 in quella di Kwigillingok.
La situazione è aggravata dall’estrema isolamento geografico della regione, dove i collegamenti tra i villaggi avvengono solo tramite motoslitte, barche e passerelle di legno. A Bethel e nelle vicine comunità di Napaskiak e Napakiak, le inondazioni hanno distrutto passerelle e linee elettriche, e l’aeroporto è stato temporaneamente chiuso per la presenza di detriti.

