Un’ondata di gelo di portata storica ha investito l’Estremo Oriente russo in queste ore, alla fine di ottobre 2025, portando temperature eccezionalmente basse e record che riscrivono la climatologia della regione. A Ostrovnoye, nella Čukotka, il termometro è sceso fino a –34,9°C, un valore che rappresenta la seconda temperatura più bassa di inizio ottobre dal 1936, segnalando un evento di intensità davvero straordinaria. Il gelo non ha risparmiato altre località: Mukhomornoye ha toccato –34,2°C, Ilirney –34,0°C, Bilibino –33,2°C e Konstantinovskaya –33,0°C, dove è stato osservato anche un manto nevoso di circa 50 cm. Questi valori si collocano ben 15°C al di sotto delle medie stagionali, un’anomalia che non trova riscontro negli ultimi decenni e che testimonia la potenza dell’irruzione artica che ha colpito l’est della Siberia.
Cause e dinamiche dell’ondata di gelo
L’evento è stato favorito da una persistente area di alta pressione sull’Europa settentrionale, che ha deviato le correnti fredde artiche verso la Siberia orientale e la regione pacifica russa. Il flusso di aria continentale secca ha determinato un raffreddamento precoce e intenso, accentuato dalla presenza di neve al suolo, che ha amplificato la perdita di calore notturna e favorito l’abbassamento record delle temperature.

Neve e blocco termico anticipato
In alcune zone, come Konstantinovskaya, l’accumulo nevoso di mezzo metro a ottobre è un fatto eccezionale. L’elevato innevamento non solo segnala la portata dell’irruzione artica, ma contribuirà a mantenere il freddo intenso nelle prossime settimane, influenzando la futura stagione invernale.
Un episodio di rilevanza storica
Secondo i climatologi russi, l’ondata di freddo del 2025 rientra tra le più intense degli ultimi 80 anni per l’Estremo Oriente. Oltre ai record di temperatura, la configurazione sinottica di questi giorni mette in luce l’elevata variabilità climatica della Siberia orientale, dove autunni improvvisamente invernali restano possibili anche in un contesto di riscaldamento globale.