L’inverno 2025/2026 potrebbe riportare il freddo su larga parte dell’emisfero settentrionale, dagli Stati Uniti all’Europa, passando per il Canada. Le ultime analisi basate sugli indici climatici mostrano infatti molte somiglianze con le stagioni invernali più rigide del passato. Diversi fattori oceanici e atmosferici stanno preparando lo scenario per una stagione invernale “vecchia scuola”, più fredda e dinamica rispetto agli ultimi anni.
Un oceano più freddo: il ruolo della La Niña
Nel Pacifico tropicale si sta sviluppando una chiara anomalia fredda, segnale della formazione di una La Niña debole. Questo fenomeno, opposto all’El Niño, tende a rinforzare un anticiclone sul Nord Pacifico e una bassa pressione sul Canada, modificando il percorso del getto polare e favorendo discese di aria artica sugli Stati Uniti settentrionali.

Le analisi storiche degli inverni caratterizzati da La Niña debole mostrano temperature inferiori alla media su Canada e Nord America, con nevicate sopra la norma nel Midwest e nel Nordest. Quando l’umidità è abbondante, il contrasto termico favorisce nevicate intense e diffuse.
QBO negativa e indebolimento del vortice polare
Un altro elemento chiave per comprendere le tendenze dell’inverno 2025/2026 è la QBO (Quasi-Biennial Oscillation), attualmente in fase negativa. Ciò significa che nella stratosfera tropicale prevalgono venti orientali, un fattore che storicamente indebolisce il vortice polare e favorisce la discesa del freddo verso le medie latitudini.
Quando la QBO negativa si combina con una La Niña, aumenta la probabilità di riscaldamenti stratosferici improvvisi (SSW), capaci di disarticolare il vortice e di generare ondate di gelo in Nord America e in Europa. Secondo le statistiche, la probabilità di un evento SSW durante una La Niña supera il 60%, un valore che rafforza l’ipotesi di un inverno più rigido.
Europa e Nord America: dove farà più freddo
Le simulazioni basate su anni analoghi indicano un raffreddamento significativo su Stati Uniti centrali e nordorientali, mentre in Europa si osserva la tendenza a blocchi anticiclonici sull’area scandinava. Questo favorisce correnti fredde da est dirette verso il continente, con rischio di irruzioni gelide e nevicate anche a bassa quota tra dicembre e gennaio.
L’Europa occidentale potrebbe invece sperimentare una maggiore alternanza tra fasi miti e periodi freddi, ma il contrasto termico tra mari caldi e aria polare aumenterà il rischio di eventi meteo estremi e precipitazioni intense.
Snowpack siberiano: l’indicatore da seguire in autunno
Un elemento chiave da monitorare è l’estensione del manto nevoso in Siberia. Secondo numerosi studi, un’espansione precoce e abbondante della neve in ottobre favorisce un vortice polare più debole e aumenta la probabilità di irruzioni artiche nel cuore dell’inverno. Le proiezioni ECMWF e ERA5 indicano già una copertura nevosa in rapido aumento in Eurasia e Nord America, un segnale da non sottovalutare.
Prospettive per l’inverno 2025-2026
In sintesi, la combinazione tra La Niña, QBO negativa e crescita dello snowpack siberiano crea i presupposti per un inverno dinamico e potenzialmente freddo su entrambe le sponde dell’Atlantico. Sebbene non si possa parlare di un ritorno sicuro del grande gelo, le probabilità statistiche indicano un aumento dei rischi di episodi freddi e nevosi più marcati rispetto alle ultime stagioni. Ottobre sarà quindi il mese chiave per comprendere se davvero l’inverno in arrivo potrà riportare il clima su binari più “tradizionali”.