Nucleare in Kenya: nuovo impianto da 1.000 MW in bilico tra innovazione energetica e controversie locali

Tre siti sotto valutazione per la centrale da 3,8 miliardi di dollari; mentre il governo spinge verso il nucleare entro il 2034, crescono resistenze ambientali, timori per la comunità e richieste di trasparenza

Il Kenya ha avviato la seconda fase del suo programma nucleare, con l’obiettivo di collegare una centrale da 1.000 megawatt alla rete elettrica nazionale entro il 2034. Il costo stimato dell’impianto è di 3,8 miliardi di dollari. Non è ancora stato scelto un sito definitivo: tra le località prese in considerazione ci sono Uyombo (contea di Kilifi), Luanda Kotieno (contea di Siaya) e una zona non specificata nella contea di Turkana. Il governo keniota sostiene che gli studi di fattibilità sono in corso, compresi valutazioni ambientali e sociali, partecipazione pubblica e approvazioni normative. NuPEA (acronimo di Nuclear Power and Energy Agency) ha altresì confermato che non è stata presa alcuna decisione definitiva sul sito.

Opposizioni ambientali e sociali

Il sito di Uyombo ha suscitato forte opposizione tra i residenti locali e gli esperti. Le preoccupazioni riguardano l’inquinamento termico dell’acqua, la contaminazione degli ecosistemi marini e la perdita di specie endemiche nella foresta Arabuko Sokoke e nelle mangrovie. Alcuni gruppi di attivisti affermano che le consultazioni con la popolazione sono state insufficienti e opache, denunciando che il processo decisionale sia caratterizzato da segretezza e mezze comunicazioni.

La proposta di spostare la sede della centrale riceve consensi

Spostare il sito su Luanda Kotieno, nella contea di Siaya, pare ricevere un parziale consenso politico. Il parlamentare locale di Rarieda ha dichiarato che, pur accettando la scelta, continuerà a dialogare con la popolazione per garantire trasparenza. Sono stati avviati incontri pubblici e attività di coinvolgimento, come richiesto dallo stesso NuPEA. Allo stesso tempo, resta critica la valutazione strategica ambientale e sociale SESA, che secondo osservatori come l’Autorità Nazionale per la Gestione Ambientale (NEMA) e la Commissione Olandese per la Valutazione Ambientale (NCEA) presenta lacune su questioni chiave come la gestione delle scorie radioattive e l’impatto sui siti ecologici.

Costi, tempi e incognite

Nonostante l’energia nucleare possa offrire una fonte relativamente stabile e a basse emissioni, gli esperti avvertono che i progetti sono costosi da costruire, complessi da regolare e soggetti a ritardi. Hartmut Winkler, fisico dell’Università di Johannesburg, ha sottolineato che non si vedranno benefici concreti per almeno 10‑20 anni, e che la gestione delle scorie rimane una sfida a lungo termine. Inoltre, il sito costiero come Uyombo rischia di violare criteri stabiliti nel SESA riguardo la vicinanza ad aree ecologiche sensibili e zone densamente popolate. Le comunità locali, specialmente i pescatori, affermano che le informazioni sul raffreddamento a base d’acqua di mare e sul rilascio di acqua calda non sono state esplicitate, generando timori per la sicurezza delle specie ittiche e degli ecosistemi marini da cui dipendono.