Dal 2000, il 98% dei siti UNESCO ha subito almeno un evento climatico estremo. È il dato allarmante emerso dalla prima valutazione globale congiunta su biodiversità e clima, presentata a settembre durante il Congresso Mondiale delle Riserve della Biosfera dell’UNESCO, tenutosi a Hangzhou, in Cina. Gli impatti del cambiamento climatico stanno già alterando in modo tangibile questi luoghi, considerati tra i più importanti al mondo per la conservazione del patrimonio naturale e culturale. Incendi devastanti come quelli del Pantanal in Brasile e in Australia, il ritiro dei ghiacciai dal Kilimanjaro all’Ilulissat, fino alla scomparsa prevista di tutti i ghiacciai africani entro il 2050: sono solo alcune delle evidenze già rilevate dagli esperti. Secondo l’UNESCO, se la temperatura globale aumenterà anche solo di 1 °C da qui a metà secolo, la frequenza degli eventi estremi potrebbe triplicare.
Biodiversità e culture indigene a rischio
Oltre a minacciare la biodiversità, la crisi climatica colpisce direttamente le comunità locali e indigene che vivono all’interno o intorno a questi siti. Circa il 20% dei siti UNESCO si sovrappone a territori indigeni, e globalmente oltre 1,2 miliardi di persone dipendono da questi paesaggi per alimentazione, identità culturale e mezzi di sostentamento. In luoghi come il Parco Nazionale Yasuni in Ecuador, il Qhapaq Ñan nelle Ande o la valle di Tehuacán-Cuicatlán in Messico, la tutela della natura è indissolubilmente legata a pratiche tradizionali millenarie. Eppure, la valutazione rivela che questi territori hanno perso oltre 30 milioni di ettari di copertura arborea dal 2000, in gran parte a causa dell’espansione agricola. Le attuali pratiche di uso del suolo, se non cambiate, potrebbero causare un crollo della biodiversità in questi siti entro il 2050, mentre un approccio sostenibile potrebbe invertire la tendenza e moltiplicare di cinque volte i benefici conservazionistici.
Monitoraggio in tempo reale per azioni rapide
Per rispondere a questa crescente vulnerabilità, l’UNESCO ha sviluppato una nuova piattaforma digitale: Sites Navigator. Questo strumento geospaziale raccoglie oltre 40 set di dati su clima, biodiversità e aspetti socioeconomici, offrendo una panoramica dinamica della situazione nei siti UNESCO. Oltre a monitorare eventi come incendi, siccità e inondazioni in tempo reale, il sistema consente di prevedere impatti futuri e di attivare allarmi precoci per prevenire danni irreversibili. “Questo tipo di strumento può fare la differenza tra una perdita irreversibile e una protezione tempestiva”, ha dichiarato Tales Carvalho Resende, del programma UNESCO, che ha citato come esempio positivo il caso del parco Gunung Gede Pangrango in Indonesia, dove l’allerta ha permesso un rapido intervento e il rilascio di fondi di emergenza.
Investire nella resilienza, con le comunità al centro
Oltre alla gestione delle emergenze, la piattaforma Sites Navigator punta a guidare decisioni strategiche e investimenti di lungo periodo. I dati dell’UNESCO, i dati raccolti possono indicare a governi, enti finanziatori e settore privato dove intervenire per massimizzare l’impatto. L’UNESCO invita a finanziare progetti integrati che uniscano mitigazione climatica, conservazione e rafforzamento delle comunità locali, ad esempio attraverso la gestione sostenibile del territorio o la protezione contro incendi e siccità. C’è bisogno di investimenti prevedibili, inclusivi e trasformativi, le riserve della biosfera possono essere laboratori viventi per testare soluzioni replicabili su scala globale. In un mondo in rapido cambiamento, proteggere i siti UNESCO significa proteggere non solo la biodiversità, ma anche la memoria, la cultura e la resilienza dell’umanità stessa.
