Una nuova ricerca condotta sull’isola di Ascensione, nel mezzo dell’Atlantico meridionale, suggerisce che comprendere l’atteggiamento delle persone nei confronti degli squali potrebbe contribuire a rallentare il declino globale di queste specie. L’indagine è stata coordinata dall’Università di Exeter e dalla Zoological Society of London (ZSL), con lo scopo di valutare le dinamiche locali tra esseri umani e squali in un contesto dove le interazioni sono in aumento. Nel 2017, due attacchi di squalo non mortali hanno colpito la piccola comunità dell’isola, composta da circa 800 persone, portando a un aumento del timore e delle tensioni nei confronti di questi animali marini.
Conflitti crescenti tra squali e popolazione locale
L’isola ospita una popolazione significativa di squali, in particolare squali seta e squali delle Galapagos, la cui presenza ha avuto effetti tangibili sui pescatori sportivi locali. Questi riferiscono frequenti perdite di attrezzature e di pesci già agganciati, spesso portati via dagli squali prima di essere recuperati. Per analizzare il fenomeno, i ricercatori hanno intervistato 34 residenti dell’isola, rilevando una vasta gamma di percezioni. La dott.ssa Claire Collins, della ZSL e dell’Università di Exeter, ha spiegato che “il conflitto tra esseri umani e squali è causato da molti fattori diversi, non solo dagli attacchi fisici. Comprendere questi elementi è essenziale per far funzionare qualsiasi strategia di conservazione”.
Impatto psicologico e percezioni divergenti
Dallo studio è emerso che molti abitanti hanno opinioni divergenti su cosa sia da considerarsi un comportamento “normale” per gli squali e su quali interventi siano adeguati. Gli attacchi – uno dei quali ha causato una lesione grave su un’imbarcazione – hanno avuto conseguenze psicologiche rilevanti, tra cui ansia e stress, che hanno portato alcune persone a modificare il proprio modo di vivere e di rapportarsi all’oceano. Il 90% degli intervistati ha dichiarato di avere ridotto il proprio uso del mare. Alcuni ritengono che i comportamenti anomali degli squali siano dovuti ad azioni umane, come il “chumming”, una pratica usata da pescatori ricreativi per attirare i pesci, anche se prevale un senso generale di incertezza sulle cause reali delle interazioni e sulle specie coinvolte.
Informazione, scienza e partecipazione per prevenire il conflitto
L’isola di Ascensione è stata dichiarata area marina protetta (AMP) nel 2019, vietando qualsiasi tipo di pesca tra le 12 e le 200 miglia nautiche, e permettendo solo la pesca ricreativa nelle zone costiere. Secondo il dott. Sam Weber, del Centro per l’Ecologia e la Conservazione dell’Università di Exeter, “è fondamentale che le persone agiscano sulla base di informazioni condivise e fondate su prove scientifiche riguardo agli squali”. Weber ha sottolineato l’importanza di coinvolgere le comunità nella ricerca per evitare che la percezione degli squali si trasformi in un conflitto diretto. Lo studio fa parte di un progetto più ampio finanziato dalla Darwin Initiative del governo britannico e dalla Save Our Seas Foundation, mirato a monitorare gli squali e a comprendere come i cambiamenti ambientali nell’area influenzino i loro comportamenti. Tiffany Simpson, di AIG Conservation, ha affermato che “questa ricerca multidisciplinare sta aiutando a colmare importanti lacune conoscitive e a migliorare la comprensione di uno degli animali marini più emblematici. È solo l’inizio di un lavoro che porterà a conoscere meglio i modelli migratori e a sviluppare strategie per ridurre le interazioni negative”.
