Quando la zona di subduzione tettonica sotto il Pacifico nord-occidentale si muove, lo fa con una violenza estrema. I terremoti di magnitudo 9+ che si verificano in quell’area non solo sono tra i più potenti in assoluto, ma generano anche tsunami e frane capaci di moltiplicare l’effetto distruttivo del sisma. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Geosphere aggiunge un elemento di allarme in più: secondo i ricercatori, un terremoto nella regione della Cascadia potrebbe anche innescare un altro sisma di forte intensità lungo la faglia di Sant’Andrea, in California.
Un legame geologico inaspettato
La costa pacifica degli Stati Uniti poggia su un complesso sistema di placche tettoniche. A nord di Capo Mendocino, in California, la placca di Juan de Fuca si immerge sotto la placca nordamericana in un’area chiamata zona di subduzione megathrust. A sud, invece, la faglia di Sant’Andrea è il confine tra la placca del Pacifico e quella nordamericana, e ha già causato eventi sismici devastanti come il terremoto di San Francisco del 1906. L’idea che le due faglie possano attivarsi in sequenza o quasi simultaneamente ridefinisce il concetto stesso di rischio sismico per l’intera costa occidentale degli Stati Uniti.
La scoperta nata da un errore
Il punto di partenza dello studio è stato del tutto casuale. Durante una crociera di ricerca nel 1999, un errore di navigazione portò una nave scientifica a spostarsi troppo a sud rispetto all’area di studio originale, raggiungendo la zona al largo di Fort Bragg, in California, invece della regione di Cascadia. Il team decise comunque di prelevare un nucleo di sedimenti nel canyon sottomarino di Noyo. Lì, i ricercatori notarono la presenza di una serie di torbiditi — depositi creati da frane sottomarine — risalenti a circa 3.000 anni fa. In maniera insolita, molti di questi depositi apparivano in coppia: uno strato più fine seguito da uno sabbioso e grossolano. Lo stesso schema appariva anche in altri carotaggi, prelevati a nord e a sud di Capo Mendocino.
Prove di un doppio evento sismico
Le datazioni al radiocarbonio mostrarono che oltre la metà delle torbiditi nei diversi siti si erano depositate nello stesso momento, entro il margine d’errore. Dopo aver escluso spiegazioni alternative, i ricercatori hanno ipotizzato che ogni coppia fosse stata generata da due distinti eventi sismici: il primo innescato dal terremoto lungo la zona di subduzione della Cascadia, il secondo da uno sulla faglia di Sant’Andrea. “Ci si è accesa una lampadina“, racconta Goldfinger. “La sequenza osservata nei depositi suggeriva che la Cascadia potesse attivarsi per prima, seguita poco dopo dalla Sant’Andrea. Questo spiegherebbe la stratigrafia a doppietta rilevata, con il secondo strato più grossolano causato da un evento più vicino“.
Rischi a catena lungo la costa occidentale
La tempistica tra i due eventi rimane incerta, poiché la torbidite più recente può aver eroso parte dei sedimenti precedenti. Tuttavia, in alcuni casi, le due unità della doppietta sembrano essersi formate a pochi minuti o ore di distanza. Questo rende credibile l’ipotesi che una parte significativa della costa pacifica degli Stati Uniti possa essere colpita da forti terremoti quasi simultaneamente. Le implicazioni per la sicurezza pubblica e le infrastrutture sono enormi.
“L’effetto che un sisma di magnitudo 9 nel Pacifico nord-occidentale avrebbe è terribile”, afferma il dott. Chris Goldfinger, paleosismologo dell’Oregon State University e autore principale dello studio. “La possibilità che ciò scateni un terremoto sulla Sant’Andrea è uno scenario da film”.
“Essendo cresciuto nella Bay Area“, conclude Goldfinger, “se fossi a Palo Alto e la Cascadia si attivasse, penso che me ne andrei subito verso est. Il rischio che la faglia di Sant’Andrea si muova subito dopo sarebbe troppo alto“.
