La torcia olimpica è stata ufficialmente accesa ieri nel cuore del museo archeologico della capitale greca, in una cerimonia suggestiva e ricca di simbolismo. A compiere il gesto è stata la “grande sacerdotessa”, interpretata dall’attrice ellenica Mary Mina, davanti alla maestosa statua in marmo della Nike di Peonio, risalente al 420 a.C. circa. Il rito tradizionale prevedeva l’accensione della fiamma tramite uno specchio parabolico, che concentra i raggi del sole. Tuttavia, a causa delle piogge degli ultimi giorni, l’operazione non è stata possibile. La fiamma, accesa durante una prova soleggiata lunedì, è stata conservata e presentata oggi ai presenti.
La “grande sacerdotessa” ha quindi offerto la fiamma al primo tedoforo, il canottiere Petros Gaidatzis, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024, che ha acceso la fiaccola destinata al percorso Milano-Cortina. La torcia, battezzata “Essenziale” per il suo design minimalista, è realizzata in una lega di alluminio e ottone riciclati e pesa 1.060 grammi. Il progetto mira a sottolineare la purezza della fiamma e il suo valore simbolico, che unisce sport, cultura e sostenibilità.
Oltre alla torcia, a Gaidatzis è stato consegnato un ramoscello di ulivo, simbolo universale di pace e fratellanza tra i popoli. Un gesto che richiama lo spirito olimpico più autentico e la volontà di unire le nazioni attraverso lo sport.
La fiamma proseguirà ora il suo viaggio verso l’Italia, accendendo l’attesa per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, tra storia, tradizione e modernità.
