Anche l’Italia verso il divieto di accesso ai social network per gli under-15: ecco cosa dice la scienza

Il ministro Valditara propone il divieto di accesso ai social network per gli under-15: la legge è già attiva in Francia e Norvegia, e in Australia addirittura fino a 16 anni. Non mancano le polemiche, ma la scienza spiega perchè è giusto così

Impedire concretamente ai minori di 15 anni di accedere ai social, anche questa credo che sia un impegno che dobbiamo portare avanti. Alcuni Paesi lo stanno già realizzando, sappiamo perfettamente come i social siano un momento particolarmente pericoloso per la formazione del giovane, del bambino, e sappiamo, ce lo insegna la Polizia postale, quanti pericoli e rischi un bimbo incontri sui social e quindi credo che dobbiamo sviluppare un impegno sempre più forte, una risposta molto rapida“. Con queste parole, il Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara ha deciso di portare anche l’Italia nell’avanguardia mondiale della tutela di bambini e preadolescenti rispetto alle devianze delle nuove tecnologie.

Dal punto di vista scientifico e pedagogico, il motivo principale per cui molti esperti suggeriscono di non consentire l’uso dei social network ai minori di 15 anni riguarda la fase delicata dello sviluppo in cui si trovano bambini e preadolescenti. A questa età il cervello è ancora in piena formazione, soprattutto nelle aree legate alla regolazione delle emozioni, al controllo degli impulsi e alla capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni. Diversi studi mostrano che un’esposizione precoce e intensa ai social può aumentare il rischio di ansia, depressione, dipendenza psicologica dal giudizio degli altri e peggioramento dell’autostima, perché i ragazzi non hanno ancora sviluppato strumenti maturi per gestire la pressione del confronto sociale, dei commenti, dei like e dei modelli di perfezione diffusi online.

Oltre agli aspetti emotivi, ci sono anche effetti sul piano cognitivo: l’uso frequente dei social può interferire con l’attenzione, la qualità del sonno e il rendimento scolastico. L’ambiente digitale è costruito per catturare continuamente l’attenzione e questo può rendere difficile apprendere l’abilità fondamentale di concentrarsi nel lungo periodo. Dal punto di vista pedagogico, inoltre, l’adolescenza iniziale è un momento in cui è importante consolidare esperienze reali: relazioni faccia a faccia, attività fisiche, gioco libero, discussioni familiari, confronto sano con la realtà concreta. I social, se introdotti troppo presto, rischiano di sostituire queste esperienze formative con dinamiche artificiali, più rapide, ma meno profonde.

Per questo motivo diverse nazioni stanno intervenendo. In Francia è stata introdotta una normativa che prevede il consenso dei genitori per l’accesso ai social fino ai 15 anni. In Australia è stata approvata una legge che punta a elevare addirittura a 16 anni l’età minima di utilizzo, con sistemi di verifica più rigidi. La Norvegia ha annunciato l’intenzione di fissare l’età minima a 15 anni e di introdurre controlli più severi sull’identità delle persone che aprono un account. In Danimarca e in altri Paesi europei è in corso un dibattito simile, mentre in Belgio e in parte della Spagna l’accesso ai social è consentito dai 13 anni, ma solo con consenso parentale. L’Unione Europea, nel suo insieme, sta discutendo una regolamentazione più omogenea tra gli Stati membri, perché il problema coinvolge minori che vivono e comunicano in un ambiente digitale senza confini nazionali.

Insomma, non si tratta di “proibire” per punire o per bloccare l’innovazione. Si tratta di riconoscere che la crescita ha delle tappe e che il digitale, soprattutto quello basato sull’esposizione pubblica e sulla ricerca di approvazione, richiede competenze e stabilità emotiva che non sempre sono presenti prima dei 15 anni. Lo scopo non è negare ai ragazzi l’uso della tecnologia, ma introdurla gradualmente, accompagnandoli, in modo che imparino a usarla senza esserne dominati.

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Immagine a scopo illustrativo realizzata con l’Intelligenza Artificiale © MeteoWeb