Belém capitale del clima: si apre la COP30 tra speranze e difficoltà

In Brasile i leader tentano di rilanciare la cooperazione climatica, ma l’assenza degli Stati Uniti e le tensioni Nord-Sud mettono in dubbio il successo del vertice

La città amazzonica di Belém è oggi il cuore della diplomazia mondiale sul clima. Circa 50 capi di Stato e di governo si riuniscono per la 30ª Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP30), convocata dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, in un momento cruciale per la lotta contro il riscaldamento globale. L’obiettivo è ambizioso: rilanciare la cooperazione internazionale a dieci anni dall’Accordo di Parigi, mentre cresce la consapevolezza che la soglia di +1,5°C rispetto all’era preindustriale sarà presto superata. Tuttavia, il contesto politico è tutt’altro che sereno. Le divisioni tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo, le tensioni geopolitiche e, soprattutto, il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi rischiano di compromettere la riuscita del vertice.

Una città sotto pressione

La scelta di Belém, capitale dello Stato del Pará, ha suscitato non poche polemiche. Con i suoi 1,4 milioni di abitanti, metà dei quali vivono in favelas, la città non aveva mai ospitato un evento internazionale di tale portata. I lavori per l’allestimento del Parque da Cidade, sede del vertice, proseguivano ancora alla vigilia dell’apertura, tra rumori di trapani e pannelli montati in fretta. Le infrastrutture limitate hanno reso difficile l’arrivo delle delegazioni più piccole e delle ONG, tanto che il governo brasiliano ha dovuto noleggiare 2 navi da crociera per ospitare gratuitamente i rappresentanti dei Paesi più poveri.  Per garantire la sicurezza del summit, oltre 17mila agenti – tra polizia e militari – sono stati mobilitati.

Lula: “Basta parole, ora servono azioni”

Il presidente Lula ha presentato la COP30 come un’occasione per passare dalle promesse ai fatti concreti. “Basta parlare, ora è il momento di attuare ciò che abbiamo concordato“, ha dichiarato in un’intervista alle agenzie internazionali tra cui AFP. Tra gli annunci del governo brasiliano figurano la creazione di un fondo per la protezione delle foreste (TFFF) e l’impegno a quadruplicare la produzione di carburanti sostenibili. Tuttavia, il Paese non mira a decisioni simboliche, ma a un follow-up operativo degli impegni già presi, soprattutto sullo sviluppo delle energie rinnovabili.

Grandi assenti e tensioni globali

Nonostante la partecipazione di 170 Paesi, il vertice è segnato da alcune assenze pesanti. Gli Stati Uniti, secondo maggiore inquinatore mondiale, non invieranno una delegazione ufficiale, mentre molti leader del G20, tra cui Cina e India, hanno deciso di non partecipare. Dal fronte europeo sono attesi Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Keir Starmer e il principe William, mentre il presidente austriaco ha rinunciato a causa dei costi elevati degli alloggi.

I Paesi in via di sviluppo intendono riaprire la discussione sul finanziamento climatico, considerato ancora insufficiente. “Non si tratta di carità, ma di una necessità“, ha dichiarato ad AFP Evans Njewa, diplomatico del Malawi e presidente del gruppo dei Paesi meno sviluppati.

Anche i piccoli Stati insulari alzano la voce: “Molti dei nostri Paesi non riusciranno ad adattarsi a un riscaldamento superiore ai 2°C. Alcuni semplicemente scompariranno“, ha dichiarato ad AFP Ilana Seid, rappresentante delle isole Palau.

L’Amazzonia e le contraddizioni del Brasile

Non mancano le polemiche sulla coerenza del governo brasiliano. Mentre Lula si presenta come mediatore tra Nord e Sud del mondo, il suo esecutivo ha di recente autorizzato l’esplorazione petrolifera al largo dell’Amazzonia. “È molto contraddittorio“, denuncia Angela Kaxuyana, della Coordinazione delle organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana. “Gli stessi governi che parlano di proteggere il clima negoziano la distruzione della foresta più grande del pianeta“.

Un vertice decisivo

La COP30 di Belém non promette miracoli, ma potrebbe rappresentare l’ultima occasione per ricostruire la fiducia nella cooperazione internazionale sul clima. In un’Amazzonia che lotta tra speranze e paradossi, il mondo cerca un nuovo patto per il pianeta, prima che sia troppo tardi.