Blue Origin accelera l’evoluzione del suo lanciatore di punta. L’azienda di Jeff Bezos ha annunciato un significativo potenziamento del New Glenn, il grande razzo parzialmente riutilizzabile che la scorsa settimana ha completato con successo la sua seconda missione: un volo impeccabile che ha portato le sonde marziane gemelle ESCAPADE sulla traiettoria diretta verso il Pianeta Rosso, con atterraggio morbido del primo stadio su una piattaforma nell’oceano.
Upgrade per New Glenn
In un aggiornamento pubblicato il 20 novembre, Blue Origin ha illustrato una serie di miglioramenti che interesseranno progressivamente il veicolo a partire dalla missione NG-3, prevista per l’inizio del prossimo anno. Gli interventi riguardano praticamente ogni settore: sistemi di propulsione, struttura, avionica, riutilizzabilità e operazioni di recupero.
Il primo stadio di New Glenn, equipaggiato con 7 motori BE-4, vedrà aumentare la spinta complessiva da 3,9 a 4,5 milioni di libbre-forza (circa da 17.200 a 19.900 kN). Anche il secondo stadio, alimentato da 2 motori BE-3U, crescerà in potenza passando da 320mila a 400mila libbre-forza (da circa 1.420 a 1.780 kN). Potenziamenti che permetteranno al lanciatore di trasportare carichi più pesanti e di migliorare le prestazioni nelle missioni verso orbite più energetiche.
Tra le novità non mancano aggiornamenti strategici per la logistica: una carenatura riutilizzabile per aumentare la frequenza di lancio, un nuovo design dei serbatoi più economico da produrre e un sistema di protezione termica migliorato per ridurre i tempi di ricondizionamento tra una missione e la successiva.
Nasce il New Glenn 9×4: il salto verso la categoria “super heavy”
La vera sorpresa dell’annuncio è il progetto di un nuovo razzo, ancora più potente: New Glenn 9×4, così chiamato per la sua configurazione a 9 motori BE-4 nel primo stadio e 4 BE-3U nel secondo. Con questa architettura, il veicolo potrà trasportare fino a 70 tonnellate in orbita bassa, un balzo significativo rispetto alle 45 tonnellate del modello standard “7×2”.
Anche la carenatura crescerà di dimensioni: 8,7 metri di diametro, contro i già notevoli 7 metri della versione attuale. Per confronto, la carenatura di Falcon Heavy di SpaceX misura 5,2 metri: un dato che conferma l’ambizione di Blue Origin di catturare segmenti di mercato che richiedono volumi e masse eccezionali, come grandi satelliti, moduli spaziali o componenti di megacostellazioni.
Non è stata ancora fornita una tempistica per lo sviluppo del New Glenn 9×4 – e il nome, ammettono gli stessi osservatori, potrebbe non essere definitivo – ma l’azienda ha chiarito che il nuovo razzo non sostituirà il modello esistente.
Due razzi, un’unica strategia
Blue Origin intende infatti far convivere entrambe le versioni del New Glenn per offrire una gamma più ampia di opzioni ai clienti: dal lancio di satelliti per comunicazioni alle missioni di esplorazione lunare e interplanetaria, fino alle necessità della sicurezza nazionale, come il programma statunitense Golden Dome.
