“Il Venezuela denuncia formalmente di fronte a questo organismo il fatto che il governo degli Stati Uniti stia tentando di appropriarsi delle riserve petrolifere del Venezuela, le più grandi del pianeta, mediante l’uso della forza”. Così il governo venezuelano ha accusato gli Stati Uniti di fronte alla conferenza ministeriale dell’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio (Opec). “Questa situazione è contraria alla pacifica convivenza tra le nazioni e mette in pericolo la produzione petrolifera venezuelana e il mercato globale”, ha detto ancora il vice presidente Delcy Rodríguez, leggendo un messaggio firmato dal presidente, Nicolás Maduro. In particolare, Caracas mette l’accento sul fatto che gli Stati Uniti di Donald Trump “hanno dispiegato oltre 14 navi da guerra e 15mila militari” nella regione dei Caraibi e che queste forze hanno compiuto oltre 20 raid contro imbarcazione, accusate di essere dei narcotrafficanti, “con il risultato dell’assassinio d 80 persone”.
“In questi mesi sono state costanti e ripetute le minacce dell’uso della forza contro lo stato venezuelano, cosa che viola la Carta dell’Onu e il diritto internazionale”, continua il messaggio di Maduro, affermando che questo “pone in chiaro pericolo la pace, la sicurezza e la stabilità regione e internazionale”.
Il governo venezuelano infine assicura che rimarrà “fermo” nella difesa delle proprie risorse e “non soccomberà ad alcun tipo di minaccia”. “Spero di poter contare sugli sforzi per contribuire a fermare questa aggressione e questa minaccia all’equilibrio del mercato energetico internazionale, sia per i paesi produttori che per quelli consumatori”, conclude il messaggio che arriva dopo che ieri Trump ha dichiarato che lo spazio aereo “sopra” il Venezuela e “le sue aeree circostanti” è stato completamente “chiuso”, compiendo un altro passo verso una possibile invasione di terra del Paese.
