“Le aree costiere sono in prima linea nel cambiamento climatico, con l’innalzamento del livello del mare, l’erosione, le ondate di calore e complesse sfide socio-ambientali”. Alla COP30, il CMCC ha ribadito “la sua leadership globale in questo campo attraverso l’evento collaterale “Empowering Coastal Communities: Science-based Solutions for resilience and adaptation, co-organizzato con CoastPredict e il Decade Collaborative Centre for Coastal Resilience (DCC-CR)”. Tenutosi presso il Padiglione Italiano a Belém l’11 novembre, l’evento ha riunito scienziati, istituzioni e rappresentanti delle comunità di tutto il mondo, sottolineando l’importanza di integrare le conoscenze scientifiche e locali per rafforzare la resilienza costiera.
“La resilienza costiera non è solo una sfida, ma un’opportunità”, afferma Giovanni Coppini, Direttore del programma strategico “Coste Globali come Nuova Frontiera” del CMCC. “Avere coste più resilienti in futuro significa sviluppare la scienza per comprendere e affrontare le complesse problematiche che queste regioni si trovano ad affrontare: dall’innalzamento del livello del mare e dalla subsidenza alle dinamiche dei sedimenti fluviali e alla fragilità degli ecosistemi. Le coste resilienti sono quelle in cui possiamo anticipare scenari futuri, quantificare i rischi e fornire ai decisori politici e alle comunità informazioni scientifiche accessibili per progettare le coste di domani. Credo che questa non sia solo un’opportunità per il CMCC, ma anche un dovere morale. Insieme ai nostri partner internazionali, siamo in grado di supportare piani e azioni di adattamento per un futuro mondo costiero migliore e più resiliente”.
Dall’azione locale alla collaborazione globale
“Le discussioni alla COP30 hanno sottolineato che il vero cambiamento spesso inizia a livello locale. I siti pilota, dove le comunità sperimentano in prima persona gli impatti del cambiamento climatico, forniscono spunti cruciali che possono orientare strategie di adattamento più ampie”. “Le soluzioni sono collegate a sistemi di allerta precoce e monitoraggio operativo che coprono l’intera gamma di pericoli costieri – dalle tempeste alle ondate di calore marine e all’inquinamento – consentendo alla società di pianificare e agire in modo proattivo”, osserva Coppini.
L’evento sottolinea anche il ruolo delle partnership e della cooperazione internazionale. “Essere presenti alla COP30 ci ha permesso di interagire con le comunità scientifiche e sociali brasiliane in un ambiente unico e vulnerabile vicino all’Amazzonia”, spiega Coppini. “Attraverso la nostra rete con CoastPredict, il programma costiero del CMCC contribuisce a uno sforzo globale, con il Mediterraneo come polo centrale per la condivisione delle conoscenze e la ricerca di soluzioni”. Sottolinea inoltre il valore di nuove iniziative come il Patto UE per il Mediterraneo: “partnership come questa sono fondamentali. Consolidano anni di lavoro e creano quadri condivisi per affrontare sfide costiere sempre più urgenti in tutto il mondo. È stato stimolante rafforzare queste collaborazioni alla COP30 e condividere i piani futuri con un gran numero di delegazioni, come quelle provenienti da Messico, Barbados, Colombia, Repubblica Dominicana, Bahamas, nella regione caraibica e Malesia, Thailandia, Filippine e Indonesia; e attori internazionali come il CIO-Caribbean, il CIO WEST-PAC, l’UNIDO e il Comitato per la Protezione Ambientale (SPC)”.
“Combinando innovazione scientifica, coinvolgimento della comunità e cooperazione internazionale, le iniziative guidate dal CMCC alla COP30 dimostrano che un’efficace resilienza costiera è uno sforzo collettivo, in grado di trasformare il rischio in opportunità, a livello locale e globale”.
MedFormer: previsioni oceaniche avanzate per un Mediterraneo resiliente
“Tecnologia e innovazione sono altrettanto cruciali per la resilienza del Mediterraneo. Il progetto MedFormer del CMCC dimostra come l’intelligenza artificiale possa rivoluzionare le previsioni oceaniche e la gestione costiera. Sviluppato dai ricercatori del CMCC, tra cui Coppini e il Direttore Scientifico del CMCC Giulio Boccaletti, MedFormer prevede le condizioni del Mar Mediterraneo – come temperatura, salinità e correnti – fino a nove giorni in anticipo, con maggiore accuratezza ed efficienza rispetto ai modelli tradizionali.
Questo emulatore basato sull’intelligenza artificiale non solo migliora la sicurezza marittima e la protezione ambientale, ma fornisce anche informazioni più rapide e ad alta risoluzione, essenziali per la gestione di rischi come ondate di calore marine, tempeste o eventi di inquinamento. Integrando l’elaborazione avanzata con dati in tempo reale, MedFormer rappresenta un passo concreto verso un Mediterraneo più intelligente e adattabile”.
“Abbiamo preso qualcosa che prima richiedeva un’enorme potenza di calcolo e tempo, e l’abbiamo reso più veloce e accurato”, afferma Italo Epicoco, scienziato del CMCC e autore principale. “È un esempio concreto di come i dati e l’intelligenza artificiale possano aiutarci a comprendere e proteggere il Mar Mediterraneo in modo più efficiente”.
Scienza, governance e innovazione per il futuro della regione
Dalla governance inclusiva ai dati oceanici, il lavoro del CMCC “riflette una visione univoca: la resilienza nel Mediterraneo deve essere costruita attraverso la collaborazione scientifica, politiche incentrate sulle persone e l’innovazione tecnologica. Mentre il Patto per il Mediterraneo prende forma, questo approccio integrato offre un modello per trasformare sfide condivise in opportunità condivise, garantendo che la regione risponda alla sua condizione di hotspot climatico diventando un polo di soluzioni per un mondo in cambiamento”.
