La COP30, ospitata quest’anno nell’Amazzonia brasiliana, entra nella sua seconda e ultima settimana in “modalità notturna”: la presidenza brasiliana spera di accelerare gli accordi nonostante le profonde divisioni tra i paesi. André Correa do Lago, presidente della COP, ha annunciato la riorganizzazione del programma per consentire incontri fino a tarda notte, con l’obiettivo di completare una parte significativa dei lavori entro pochi giorni. Le discussioni si concentrano su nodi critici come il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell’UE (CBAM), che mira a rendere le importazioni più sostenibili imponendo un prezzo sul carbonio simile a quello europeo. Misura contestata da Cina e Stati Uniti, ma difesa dall’Unione Europea come strumento necessario e non protezionistico.
Altri punti caldi includono l’incremento degli impegni climatici da parte dei Paesi più grandi e la questione dei finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo. I piccoli stati insulari, vulnerabili al riscaldamento globale, ricordano che 1,5°C non è uno slogan, ma una soglia di sopravvivenza.
Anche il Brasile vuole lanciare un segnale sull’eliminazione graduale dei combustibili fossili, mentre la partecipazione del presidente Lula potrebbe rafforzare ulteriormente i negoziati. Con cinque giorni rimanenti, la COP30 è in una corsa contro il tempo: i leader mondiali devono trovare compromessi concreti per affrontare la crisi climatica globale.
