Il 16 novembre 1922, Benito Mussolini pronunciava alla Camera dei deputati il celebre “Discorso del bivacco“, con cui presentava ufficialmente il suo governo a poche settimane dalla Marcia su Roma. L’intervento, rimasto nella memoria collettiva per i toni minacciosi e per l’aperta delegittimazione del Parlamento liberale, segnò uno dei passaggi decisivi nella trasformazione del giovane regime fascista in una dittatura compiuta. Davanti a un’aula intimorita e in parte ostile, Mussolini rivendicò l’ascesa del fascismo come espressione della volontà nazionale e affermò di aver potuto “fare di questa sordida aula sorda e grigia un bivacco di manipoli“, qualora non avesse ottenuto l’appoggio richiesto. Il governo ottenne una larga fiducia, più per timore e calcolo politico che per adesione reale, aprendo la strada a una progressiva concentrazione del potere nelle mani del capo del Fascismo. Il discorso del 16 novembre 1922 rimane oggi un simbolo dell’erosione delle istituzioni democratiche avvenuta nell’Italia del primo dopoguerra.
