Il 21 novembre 1676 la prima misura della velocità della luce

Ricordare il 21 novembre 1676 significa celebrare l’inizio di una nuova comprensione dell’universo: un momento in cui la luce smise di essere un mistero e divenne una misura fondamentale della realtà

Il 21 novembre 1676, l’astronomo danese Ole Rømer presentò per la prima volta una stima quantitativa della velocità della luce, segnando una svolta epocale nella storia della scienza. Oggi, a 349 anni di distanza, quella intuizione rimane uno dei momenti fondativi della fisica moderna. Rømer arrivò alla sua conclusione studiando le eclissi dei satelliti di Giove, in particolare Io. Notò che i tempi delle eclissi variavano in funzione della distanza tra la Terra e Giove: quando i pianeti erano più lontani, l’apparente ritardo dell’evento aumentava. Da questa differenza dedusse che la luce non si propagava istantaneamente, come molti ancora credevano, ma impiegava un tempo misurabile per attraversare lo Spazio. La sua stima – circa 220.000 km al secondo – era lontana dal valore attualmente accettato, ma rappresentò la prima dimostrazione scientifica della natura finita della velocità della luce.

Nel 2025, in un mondo in cui le telecomunicazioni, la fisica delle particelle e l’esplorazione spaziale si basano su misure estremamente precise della costante c, il lavoro di Rømer assume un significato ancora più profondo. Le sue osservazioni hanno aperto la strada a secoli di scoperte, dal pensiero di Maxwell fino alla relatività di Einstein.