Il 6 novembre 1928 una grande eruzione dell’Etna radeva al suolo Mascali

L’eruzione fu la prima sull’Etna ad essere documentata con sorvoli aerei e bollettini scientifici quotidiani

Tra il 6 e il 7 novembre 1928, la cittadina di Mascali fu completamente distrutta da una colata lavica dell’Etna, l’unica eruzione dal XVIII secolo ad aver cancellato un centro abitato. L’evento iniziò il 2 novembre con l’apertura di un sistema di fessure eruttive lungo 7,7 km, tra la Valle del Leone e la località Ripa della Naca, a quote comprese tra 2600 e 1200 metri sul livello del mare. La lava, caratterizzata da un’elevata fluidità basaltica e da un tasso effusivo medio di circa 38,5 m³ al secondo, percorse complessivamente 9,4 km, raggiungendo il mare in meno di una settimana. In totale furono emessi circa 50 milioni di metri cubi di magma, che coprirono un’area di 4,38 km². La colata distrusse boschi, vie di comunicazione e infine il centro di Mascali, che contava allora 3mila abitanti.

L’eruzione, seguita da studiosi come Gaetano Ponte e Alessandro Malladra, fu la prima sull’Etna ad essere documentata con sorvoli aerei e bollettini scientifici quotidiani dell’Istituto Vulcanologico Etneo.

Nel 1929 il regime fascista avviò la ricostruzione della “nuova Mascali”, impostata su pianta ortogonale e progettata dall’architetto Camillo Autore, divenendo un raro esempio di città di fondazione in Sicilia. Oggi Mascali celebra la sua rinascita, memoria viva di un equilibrio fragile tra uomo e vulcano.