Come previsto dagli esperti dello Space Weather Prediction Center della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), una espulsione di massa coronale (CME) ha raggiunto il campo magnetico terrestre nelle prime ore di oggi, alle 06:17 ora italiana. L’impatto, generato da un’intensa attività nella regione della macchia solare 4274, prepara il terreno per tempeste geomagnetiche di intensità variabile, tra G1 (minori) e G3 (forti) sulla scala SWPC NOAA. Le CME, o Coronal Mass Ejections, sono gigantesche nubi di plasma e campi magnetici che il Sole espelle durante periodi di intensa attività. Quando una di queste ondate raggiunge la Terra, può interagire con la magnetosfera del nostro pianeta, generando spettacolari aurore polari, e, in casi estremi, disturbare le comunicazioni satellitari o le reti elettriche.
Gli scienziati prevedono che l’evento di oggi non sarà isolato: un’altra CME è infatti in rotta verso la Terra e dovrebbe colpirla in modo più marginale nella giornata di domani, 8 novembre. Questo doppio colpo potrebbe prolungare le tempeste geomagnetiche e mantenere attive le aurore per almeno altre 24 ore.
Gli osservatori a latitudini elevate, come in Canada, Scandinavia e Scozia, sono già in allerta per ammirare il fenomeno. Tuttavia, se le tempeste raggiungeranno i livelli più intensi della scala (G3), anche chi vive a latitudini medie potrebbe assistere a rare aurore visibili a occhio nudo, con cieli che si colorano di verde, rosso e viola.
