Meteo inverno 2025/2026 al centro dell’attenzione internazionale: secondo il servizio meteorologico russo, quello in arrivo potrebbe essere per la Russia l’inverno più freddo degli ultimi 250 anni. Una previsione che ha acceso i riflettori non solo sull’Eurasia, ma anche sulle possibili ripercussioni per l’Europa e il Mediterraneo, Italia compresa. Alla base di questo scenario troviamo l’azione combinata di tre grandi protagonisti della circolazione emisferica: il poderoso anticiclone russo-siberiano, il comportamento del Vortice Polare e le teleconnessioni legate alla fase di La Niña.
Anticiclone russo-siberiano: il “motore” del grande gelo
Nella stagione fredda l’anticiclone russo-siberiano rappresenta la struttura barica dominante sull’Eurasia. Si tratta di un anticiclone termico che nasce dal fortissimo raffreddamento radiativo del suolo continentale: l’aria ristagna nei bassi strati, si raffredda giorno dopo giorno e forma un vero e proprio lago gelido che si estende tra Siberia e Russia europea.

Le proiezioni per dicembre-gennaio indicano anomalie di pressione positiva marcate su gran parte del continente eurasiatico, con l’alta pressione pronta a spingersi dai settori siberiani fino ai Paesi Baltici e alla Scandinavia. In questo contesto, l’aria gelida può accumularsi per settimane, creando un “incubatore” perfetto per ondate di gelo particolarmente dure e persistenti.
Già tra ottobre e novembre molte zone della Siberia hanno registrato temperature inferiori di 10–12°C rispetto alle pur rigidissime medie climatiche, con punte sotto i –30°C. Un segnale chiaro di quanto il “serbatoio freddo” continentale si stia caricando in anticipo.
Vortice Polare, stratwarming e teleconnessioni
Il secondo tassello chiave è il Vortice Polare, in particolare nella sua componente stratosferica. Le analisi stagionali mostrano un vortice tendenzialmente meno compatto, con la possibilità di fasi di instabilità durante l’inverno. In presenza di un riscaldamento stratosferico improvviso (SSW) o di uno split del vortice, le masse d’aria artica possono “sfuggire” dal Polo e scendere verso sud, colpendo duramente l’Eurasia e, a tratti, anche l’Europa.
L’attuale fase della QBO (Oscillazione Quasi Biennale) e la precoce espansione della copertura nevosa su Siberia e Russia favoriscono un ulteriore raffreddamento superficiale, rafforzando il polo freddo continentale. Questo aumenta le probabilità di irruzioni gelide verso sud e ovest, con maggiore instabilità del disegno barico invernale.
La Niña e il collegamento con il clima europeo
In parallelo, sul Pacifico equatoriale è in atto una fase di La Niña, che tende a riorganizzare i grandi centri di azione atmosferici. Questa teleconnessione, storicamente, favorisce inverni più rigidi sull’Eurasia, con la possibilità di ondate di freddo estese e frequenti episodi di neve fino a quote di pianura anche in Europa centrale e orientale.
Secondo i principali modelli stagionali (ECMWF, MetOffice e altri), l’inverno 2025/2026 potrebbe distinguersi per forti anomalie di geopotenziale, con un anticiclone molto invadente tra Siberia e Russia europea e una maggiore propensione a scambi meridiani di aria fredda verso le medie latitudini.
Impatto sulla Russia, sull’Europa e sull’Italia
Per la Russia si prefigurano diverse ondate di gelo prolungate, con valori termici anche estremi in molte regioni siberiane e dell’ovest russo. Non è possibile, al momento, stabilire se verranno battuti nuovi record assoluti, ma la probabilità di un inverno eccezionalmente freddo è elevata.
In questo contesto la domanda chiave, per i lettori italiani, è una: cosa può significare per il meteo in Italia? Le proiezioni indicano un inverno potenzialmente più dinamico rispetto agli ultimi anni: frequenti passaggi perturbati, piogge abbondanti, nevicate significative sulle Alpi e la possibilità di più fasi con irruzioni fredde da nord-est, soprattutto lungo il versante adriatico e sul Mediterraneo centrale, qualora si attivasse un pattern circolatorio di tipo “nordestino”.
È importante sottolineare che si tratta di tendenze stagionali e non di previsioni al dettaglio: le singole ondate di freddo o i singoli episodi di neve andranno valutati con le normali previsioni a medio-breve termine. Tuttavia, il segnale complessivo è chiaro: l’inverno 2025/2026 potrebbe riportare sullo scenario emisferico un vero “profumo di gelo”, con la Russia ancora una volta protagonista assoluta e l’Europa – Italia compresa – chiamata a fare i conti con un clima più invernale del recente passato.