Dalla Conferenza di Belém, conclusa il 22 novembre, emergono alcuni aspetti che rappresentano una novità per le scienze del clima e per le conferenze delle parti dell’UNFCCC. “La finanza internazionale, i crediti per gli investimenti, i flussi di merci, l’attenzione al commercio internazionale e ai mercati di crediti di carbonio. Questi sono fattori che prima d’ora non erano mai veramente emersi in un documento finale della conferenza delle parti sul clima e sono molto importanti per tradurre in azioni concrete le informazioni provenienti dalla comunità scientifica e quindi, per dare sostanza alle politiche climatiche e alle scelte future”, commenta Antonio Navarra, presidente del CMCC, il centro di ricerca internazionale sulle scienze del clima che è protagonista alle conferenze UNFCCC dove fornisce supporto scientifico ai negoziati e partecipa a dibattiti pubblici in cui scienziati e scienziate portano l’esperienza di ricerca globale del centro all’interfaccia tra scienza e policy.
Sul versante della collaborazione internazionale sulle strategie di mitigazione e adattamento, “implementazione” è una delle parole chiave emerse dalla conferenza e rappresenta un elemento cardine per tradurre la conoscenza scientifica in azioni di politica climatica. Con il Global Implementation Accelerator si mette l’accento sulla necessità di sviluppare sforzi per l’implementazione dei piani nazionali in entrambi gli ambiti.
“Quando si parla di adattamento, il ruolo delle scienze del clima è centrale, sia per l’analisi del rischio che per i processi che portano alla realizzazione delle soluzioni”, continua Antonio Navarra.
“In questo ambito, la conoscenza scientifica è determinante per creare le condizioni per connettere i paesi del Global South e quelli a reddito più elevato, con l’obiettivo di implementare progetti finanziabili”, afferma Navarra. “Il CMCC sta lavorando a diverse iniziative internazionali in cui, esplorando gli strumenti all’avanguardia come l’applicazione dell’intelligenza artificiale e del machine learning alla modellistica e all’uso dei dati, possiamo mettere a disposizione di questi processi informazioni con un elevato livello di dettaglio, che consentono analisi tempestive dei problemi e la pianificazione di soluzioni studiate per specifiche realtà territoriali”.
Sul versante delle concentrazioni di gas serra in atmosfera, da Belèm si apre per la prima volta un importante discorso sugli ecosistemi e sul loro ruolo nelle politiche di mitigazione. “Gli aspetti industriali e ambientali del ciclo del carbonio non possono essere considerati in modo distinto e separato. I temi trattati ai negoziati ci confermano che vanno analizzati e studiati in maniera integrata”, dice Giulio Boccaletti, direttore scientifico del CMCC. Da una parte, le analisi dei sistemi per la transizione globale verso l’abbattimento delle emissioni di gas climalteranti; dall’altra, il modo in cui i sistemi naturali rispondono alle mutate condizioni e come la loro gestione sia di primaria importanza nell’affrontare la crisi climatica e le sue cause. “È chiaro che si tratta di parti dello stesso sistema, al centro delle strade che portano alla realizzazione di un futuro sostenibile”, sottolinea Boccaletti commentando gli esiti della COP30. “La ricerca del CMCC integra questi aspetti: le analisi dei settori industriali ed economici si affiancano a studi che mirano a rivoluzionare il modo in cui comprendiamo, analizziamo e misuriamo il ciclo globale del carbonio. Attraverso queste iniziative, che coordiniamo a livello europeo e globale, mettiamo a disposizione dei decisori politici e delle comunità le conoscenze utili a capire come costruire sistemi energetici a basse emissioni e modelli di sviluppo resilienti ai cambiamenti climatici”.
Venerdì 28 novembre, il webinar “COP30: esiti e prospettive della Conferenza di Belém”, ore 15.00 – 16.30, approfondirà i temi della COP con Federica Fricano (MASE, lead negotiator), Alice Gianlombardo (MASE), Julia Maria Baldinelli (MASE), Marianna Ronchini (MASE), Caterina Guidi (CMCC). Modera Anna Pirani (CMCC).
