La Slovacchia sta valutando la possibilità di citare in giudizio l’Unione europea per i suoi piani di interrompere le forniture di gas russo a partire dal 2028 a seguito della guerra in Ucraina. Lo ha affermato il primo ministro slovacco, Robert Fico. Slovacchia e Ungheria hanno criticato duramente i piani della Commissione europea di eliminare gradualmente l’Energia russa, poiché entrambe dipendono ancora fortemente dalle forniture di gas e petrolio da Mosca e temono che alternative più costose possano danneggiare le loro economie. Fico – che ha rotto i ranghi con la maggior parte dell’Europa per la sua posizione filo-moscovita – oggi ha detto di aver incaricato i suoi ministri dell’Economia, degli Esteri e della Giustizia di analizzare le opzioni per citare in giudizio l’Ue per l’interruzione delle forniture di gas russo alla Slovacchia.
“La prossima settimana il governo discuterà un documento, in cui valuteremo la possibilità di intentare una causa”, ha detto Fico in un briefing televisivo. “Tutto dipenderà molto da come la Commissione europea rispetterà i suoi impegni nei confronti della Slovacchia”, ha aggiunto il premier slovacco, riferendosi alle garanzie su possibili carenze o picchi di prezzo fornite dall’esecutivo dell’Unione europea all’inizio di quest’anno. Fico non ha specificato l’entità del risarcimento che la Slovacchia potrebbe intentare contro l’Ue, né ha spiegato su quale base giuridica. Il mese scorso i ministri dell’energia Ue hanno appoggiato la proposta di eliminare gradualmente le importazioni di petrolio e gas dalla Russia entro gennaio 2028.
I Paesi membri devono negoziare le norme definitive con il Parlamento europeo, che sta ancora discutendo la propria posizione. La Slovacchia non è riuscita a bloccare il piano, poiché necessita solo di una maggioranza a favore, anziché di un voto unanime. Fico ha cercato di bloccare gli ultimi due pacchetti di sanzioni Ue contro la Russia, che richiedono l’unanimità, al fine di ottenere garanzie e altre richieste. Il premier slovacco ha aggiunto che il governo discuterà anche una proposta dell’Unione europea, che deve ancora essere approvata, per utilizzare i beni russi congelati per concedere all’Ucraina un prestito del valore di 140 miliardi di euro, e ha ribadito la sua opposizione al piano, affermando che solleva questioni e incertezze legali.
