Starship V3, primo test con incidente: cosa è successo al nuovo booster di SpaceX

Il modo di operare di SpaceX, basato su iterazioni rapide e test ad alto rischio, continua a mostrare sia il suo potenziale sia i suoi limiti

Il percorso verso la prossima generazione del colossale sistema di lancio Starship non sarà lineare. A dimostrarlo è il primo test del nuovo Super HeavyVersion 3“, avvenuto il 20 novembre presso la Starbase di SpaceX nel Sud del Texas: il booster 18, primo esemplare della nuova versione, ha riportato danni strutturali significativi durante le prove di pressione dei sistemi a gas. L’episodio, documentato nelle ore successive da osservatori indipendenti e confermato dalla stessa azienda, ha attirato subito l’attenzione della comunità aerospaziale perché arriva in una fase cruciale per lo sviluppo di Starship, il veicolo su cui SpaceX sta puntando per rivoluzionare l’accesso all’orbita terrestre e, soprattutto, per contribuire alle future missioni lunari della NASA. Il cedimento del booster non solo evidenzia le complessità tecniche legate all’introduzione di una nuova generazione del razzo, ma ricorda anche quanto sia delicato l’equilibrio tra innovazione, rapidità di sviluppo e affidabilità in un progetto di queste dimensioni.

Il test e il cedimento

Il booster 18 era stato appena trasferito sulla piattaforma per la prima campagna di test destinata a verificare i nuovi sistemi di propulsione e la resistenza della struttura, riprogettata rispetto alla precedente “Version 2”. Già la mattina del 21 novembre una foto pubblicata su X dall’osservatore indipendente Starship Gazer ha mostrato la porzione inferiore del veicolo accartocciata come una lattina, segno evidente di un cedimento della sezione del serbatoio dell’ossigeno liquido.

SpaceX ha confermato l’incidente dichiarando che si è trattato di una anomalia durante un test di pressione dei sistemi a gas, avvenuta prima delle prove strutturali complete. Non c’erano propellenti a bordo e i motori non erano ancora stati installati. Nessun membro del personale è rimasto coinvolto: l’azienda mantiene infatti un ampio margine di sicurezza durante le campagne di pressurizzazione.

Cosa cambia nella Version 3 di Starship

Nonostante l’aspetto esteriore simile alla precedente generazione, V3 introduce varie novità:

  • Maggiore altezza: circa 1,5 metri in più rispetto a V2;
  • Hot-stage ring integrato, anziché separato come nei V2;
  • Nuovi motori Raptor 3, più potenti ed efficienti,
  • Riduzione delle alette da 4 a 3, ma con un aumento delle dimensioni del 50% per migliorare il controllo durante la discesa.

Questi aggiornamenti mirano ad aumentare l’affidabilità e la riutilizzabilità dell’intero sistema, ma il cedimento del booster indica che serviranno ulteriori aggiustamenti.

Un 2025 di successi e criticità

La battuta d’arresto arriva dopo un anno particolarmente intenso per Starship V2: 5 lanci, dei quali solo gli ultimi 2 considerati pienamente riusciti. Nel corso dell’anno SpaceX aveva comunque raggiunto traguardi notevoli, tra cui il recupero controllato dei booster Super Heavy grazie alle braccia meccaniche “Mechazilla”, e il riutilizzo di uno di essi a maggio. Le missioni concluse positivamente hanno inoltre visto il rilascio di carichi dimostrativi e il rientro controllato sia dello stadio superiore sia del booster nelle rispettive zone di splashdown.

E ora? Implicazioni per la missione Artemis

L’incidente rischia di rallentare ulteriormente un programma già sotto scrutinio. NASA ha affidato proprio a Starship il ruolo di lander per Artemis III, la missione che dovrebbe riportare esseri umani sulla superficie lunare entro il 2027. Tuttavia, stime interne suggeriscono uno slittamento almeno al 2028.

A preoccupare non è soltanto il recente setback di V3, ma anche la lunga lista di dimostrazioni che SpaceX deve ancora portare a termine: dal trasferimento criogenico di propellente in orbita all’allunaggio di un primo veicolo senza equipaggio. Critiche severe sono arrivate anche dall’ex amministratore NASA Jim Bridenstine, che ha definito il profilo operativo di Starship come un rischio significativo per le tempistiche di Artemis.

Un programma che procede per tentativi

Il modo di operare di SpaceX, basato su iterazioni rapide e test ad alto rischio, continua a mostrare sia il suo potenziale sia i suoi limiti. Il cedimento del booster 18 rappresenta un ostacolo, ma non insolito per un’azienda abituata a imparare sul campo. La domanda ora è quanto questo rallentamento peserà sulla roadmap complessiva di Starship. Per scoprirlo bisognerà attendere l’analisi completa dell’anomalia e i prossimi test: solo allora SpaceX potrà tornare a puntare verso la Luna, senza che il booster si “accartocci”, letteralmente, sotto la pressione.