A Chernobyl scoperto fungo che si nutre di radiazioni

Scoperto nelle pareti della centrale nucleare, Cladosporium sphaerospermum sfida la radioattività e potrebbe sfruttarla come fonte di energia, ma i meccanismi restano un enigma per la scienza

Nelle profondità della centrale nucleare di Chernobyl, uno dei luoghi più radioattivi del pianeta, cresce un organismo sorprendente: il fungo nero Cladosporium sphaerospermum. Scoperto alla fine degli anni Novanta dalla microbiologa Nelli Zhdanova e dal suo team dell’Accademia nazionale delle scienze ucraina, questo fungo ha attirato l’attenzione degli scienziati per una caratteristica inaspettata: non solo sopravvive alle radiazioni ionizzanti, ma sembra addirittura trarne beneficio. Il segreto risiederebbe nella melanina, il pigmento scuro che conferisce al fungo il suo colore caratteristico. Studi successivi, guidati da Ekaterina Dadachova e Arturo Casadevall dell’Albert Einstein College of Medicine, hanno mostrato che l’esposizione alle radiazioni non danneggia C. sphaerospermum come accade alla maggior parte delle forme di vita. Al contrario, il fungo cresce più velocemente e la melanina modifica il proprio comportamento, suggerendo un possibile ruolo attivo nel convertire l’energia delle radiazioni in una forma utilizzabile.

Questo processo, paragonato alla fotosintesi delle piante e ribattezzato “radiosintesi”, rimane però ancora enigmatico. Nemmeno gli esperimenti condotti nel 2022 sulla Stazione Spaziale Internazionale, dove il fungo ha dimostrato notevole resistenza alle radiazioni cosmiche, sono riusciti a chiarirne del tutto il funzionamento. Gli scienziati continuano a indagare, nella speranza di comprendere uno dei meccanismi più affascinanti e misteriosi dell’adattamento biologico.