Quando i non addetti ai lavori sentono dire che “la cometa interstellare 3I/ATLAS mostra un’accelerazione non gravitazionale”, l’immaginazione corre subito lontano: astronavi aliene, vele solari, tecnologie sconosciute. Ma la realtà scientifica è molto meno sensazionalistica e molto più interessante. Un nuovo articolo pubblicato su Research Notes of the AAS chiarisce il punto: tutte le comete mostrano accelerazioni non gravitazionali. 3I/ATLAS non fa eccezione e, anzi, si comporta in modo sorprendentemente simile alle comete del nostro Sistema Solare. E’ quanto riporta spaceweather.com.
Cos’è davvero l’accelerazione non gravitazionale?
L’accelerazione non gravitazionale non ha nulla di misterioso. È il risultato del degassamento: quando una cometa si avvicina al Sole, i ghiacci nel suo nucleo sublimano e vengono espulsi sotto forma di getti. Questi getti agiscono come minuscoli motori a razzo, spingendo leggermente la cometa fuori dalla traiettoria che seguirebbe solo sotto l’effetto della gravità.
“Abbiamo misurato l’accelerazione non gravitazionale di 3I/ATLAS usando astrometria su una lunga base temporale, grazie alla sonda Psyche della NASA e al Mars Trace Gas Orbiter dell’ESA”, spiega l’autore principale dello studio, Marshall Eubanks. “Il risultato è assolutamente tipico per una cometa ordinaria, e di certo non da record”. L’accelerazione misurata è in un valore comparabile a quello di molte piccole comete del Sistema Solare. Parliamo di una spinta minuscola: solo poche centinaia di milionesimi della gravità terrestre.
Una nuova era di osservazioni
Fino a pochi anni fa, individuare queste accelerazioni richiedeva osservazioni distribuite su più orbite. Un problema enorme per gli oggetti interstellari, che attraversano il Sistema Solare una sola volta. “Oggi, grazie alle sonde spaziali interplanetarie, possiamo misurare queste accelerazioni anche durante un singolo passaggio”, sottolinea Eubanks. Combinando l’accelerazione osservata con le misure della produzione di anidride carbonica, il team ha stimato che 3I/ATLAS abbia una massa di circa 44 milioni di tonnellate e un raggio compreso tra 260 e 370 metri. Ancora una volta: numeri assolutamente compatibili con quelli di una cometa normale.
Il confronto inevitabile con ‘Oumuamua
Il paragone con 1I/‘Oumuamua, il primo oggetto interstellare osservato nel 2017, è inevitabile. Anche ‘Oumuamua mostrava un’accelerazione non gravitazionale, ma senza alcun segno evidente di degassamento. Questo mistero ha alimentato le ipotesi più speculative secondo cui potrebbe trattarsi di una vela solare artificiale o di un artefatto tecnologico. 3I/ATLAS, invece, mostra chiaramente il degassamento tipico delle comete. Accelerazione e comportamento combaciano perfettamente.
L’idea che 3I/ATLAS sia una navicella spaziale non trova alcun supporto nei dati. Al contrario, questo oggetto interstellare si inserisce perfettamente nel quadro della fisica cometaria che già conosciamo. Niente UFO, niente tecnologie aliene. Solo una cometa che, dopo aver viaggiato per milioni di anni nello spazio interstellare, ci sta insegnando qualcosa di nuovo usando leggi della fisica vecchie quanto l’Universo.
