Lo scioglimento delle piattaforme di ghiaccio antartiche non è solo un problema locale, ma una minaccia potenzialmente catastrofica per l’intero sistema climatico terrestre. A lanciare l’allarme è un gruppo di ricercatori australiani guidati da David Gwyther dell’Università del Queensland, che ha analizzato i meccanismi alla base della formazione dell’Antarctic Bottom Water (AABW), la massa d’acqua più fredda e densa del pianeta. Questa acqua si genera nelle cosiddette polynya, vere e proprie “fabbriche di ghiaccio marino”, dove l’acqua superficiale congela, diventa più salata e sprofonda verso i fondali oceanici. Da qui inizia un lento viaggio verso Nord, alimentando le correnti oceaniche globali come un gigantesco nastro trasportatore.
Lo studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, si è concentrato su Cape Darnley, nell’Antartide orientale, e ha messo in luce un equilibrio estremamente delicato. Da un lato, l’acqua dolce rilasciata dallo scioglimento della piattaforma Amery ostacola la formazione di acqua densa; dall’altro, la produzione di ghiaccio marino nella vicina regione di Mackenzie la favorisce.
Le simulazioni mostrano scenari preoccupanti: un raddoppio dello scioglimento della piattaforma Amery ridurrebbe del 7% l’esportazione di AABW, mentre l’interruzione della produzione di ghiaccio a Mackenzie causerebbe un calo del 36%. Cambiamenti di questo tipo potrebbero alterare la circolazione oceanica globale, con effetti a catena sul clima, dalle piogge africane alle temperature europee.
