Il Mediterraneo non è un mare tranquillo come appare. La storia, dai tempi dell’antica Creta fino al tragico sisma di Messina del 1908, ci ricorda che il rischio tsunami è una minaccia concreta per le nostre coste. Proprio per fare il punto sulla sicurezza dei cittadini, è stata recentemente pubblicata una story map interattiva intitolata “NEAMTWS: vent’anni dopo”. Il progetto, come riportato in un approfondimento curato da Alessandro Amato, Andrea Coppotelli e Maurizio Pignone sul blog INGVterremoti, ripercorre l’evoluzione del sistema di monitoraggio nato per proteggere l’area del Nord/Est Atlantico e del Mediterraneo.
Dalla tragedia alla prevenzione
Sebbene il rischio fosse noto, la vera spinta politica e scientifica per la creazione di una rete globale è arrivata solo dopo il catastrofico tsunami dell’Oceano Indiano del 2004. Da quel momento, l’architettura del NEAMTWS (North-East Atlantic, Mediterranean and connected seas Tsunami Warning System) si è evoluta fino a diventare una rete capillare.
Oggi, il sistema si poggia su 5 pilastri fondamentali, i cosiddetti Tsunami Service Provider (TSP). Si tratta di centri di eccellenza accreditati che monitorano costantemente il mare:
- Italia: Centro Allerta Tsunami (CAT-INGV)
- Francia: CENALT
- Grecia: NOA
- Turchia: KOERI
- Portogallo: IPMA
Questi centri attivano i protocolli di emergenza non appena i sismografi registrano scosse di magnitudo superiore a 5.5, analizzando in tempo reale se il movimento della terra possa aver innescato un’onda anomala.
Non solo tecnologia: il fattore umano
Un sistema di allerta è efficace solo se la popolazione sa come reagire. Per questo, l’approfondimento di INGVterremoti sottolinea l’importanza del programma Tsunami Ready, avviato nel 2022. Questo percorso punta a certificare le comunità costiere che hanno piani di evacuazione pronti e cittadini informati. Nel 2024, tra le prime sei città ufficialmente riconosciute nel sistema NEAMTWS, spicca l’italiana Minturno, esempio di eccellenza nella prevenzione del rischio maremoto.
Lo sguardo al futuro: boe intelligenti e IA
La sfida non si ferma. Il monitoraggio si sta spostando sempre più in mare aperto per guadagnare minuti preziosi. Gli esperti dell’INGV hanno delineato gli obiettivi raggiunti, gli sviluppi attuali e gli scenari futuri per il NEAMTWS: “Tra questi figurano: l’istituzione di un nuovo Task Team per gli tsunami di origine non sismica (2024); l’installazione delle prime boe per il monitoraggio degli tsunami in mare profondo nel Mar Ionio (2025); le nuove tecnologie per migliorare il monitoraggio dell’Atlantico e del Mar Mediterraneo, come gli SMART cables, e l’adozione del nuovo modello di previsione probabilistica per l’allerta tsunami in tempo reale (Probabilistic Tsunami Forecasting) prevista per il 2026“.
Tra le novità più affascinanti figurano gli SMART cables, cavi sottomarini per telecomunicazioni dotati di sensori in grado di “ascoltare” il mare e trasmettere dati vitali per la sicurezza globale.
