El Niño, il Centro Europeo di Previsioni Meteo a Medio Termine lancia l’allarme: ecco perché potrebbe essere un anno estremo

Le nuove simulazioni ECMWF mostrano un'accelerazione inattesa verso un possibile El Niño già nel 2026: ecco cosa potrebbe cambiare per il clima globale

Le più recenti simulazioni stagionali indicano che il 2026 potrebbe diventare un anno di forte transizione sul fronte ENSO, con potenziali ripercussioni sul clima globale. Dopo una fase di La Niña debole, ancora presente sul finire del 2025, i modelli suggeriscono un graduale riallineamento verso condizioni neutre entro la primavera. Ma la domanda chiave è un’altra: El Niño potrebbe davvero tornare entro fine 2026? Secondo gli aggiornamenti del prestigioso ECMWF, il passaggio da La Niña a uno stato neutro potrebbe non essere l’ultima tappa. Le corse stagionali più recenti mostrano infatti un progressivo aumento delle anomalie positive nella regione Niño 3.4, con un possibile avvio di El Niño nel corso dell’estate e un eventuale consolidamento entro la fine dell’anno. È una tendenza che ha attratto molta attenzione nel mondo della climatologia, pur non essendo ancora universalmente condivisa.

La Niña

Gli outlook di NOAA, WMO e IRI, invece, si mantengono più cauti: la maggior parte degli scenari continua a favorire un 2026 dominato da ENSO neutro, con la probabilità di El Niño che cresce lentamente e diventa più consistente solo nella seconda metà dell’anno. Al momento, non esiste un “consenso modellistico” sulla rapidità del passaggio verso un nuovo evento caldo.

Un elemento importante emerso nelle analisi più recenti riguarda la dinamica atmosferico-oceanica del Pacifico equatoriale. A novembre si è registrato un westerly wind burst (WWB) significativo sul settore occidentale dell’oceano, fenomeno spesso associato alle fasi preparatorie dei grandi episodi di El Niño. La presenza di un warm pool particolarmente caldo e profondo nel Pacifico occidentale sta favorendo la propagazione di onde di Kelvin e un graduale accumulo di calore nel sottosuperficie. Tuttavia, la risposta dell’intero sistema ENSO a singoli impulsi di vento resta incerta e variabile, poiché dipende dall’accoppiamento oceano-atmosfera e dalla fase intrastagionale dominante.

Se l’ipotesi di ECMWF dovesse concretizzarsi, il 2026 si trasformerebbe in un anno di forte riorganizzazione delle teleconnessioni globali. Un El Niño maturo tra fine anno e inverno 2026–27 implicherebbe un rafforzamento del getto subtropicale, un cambiamento nelle storm-track e un aumento della probabilità di eventi meteorologici estremi, dalle precipitazioni abbondanti nelle medie latitudini al rischio di stagioni cicloniche più aggressive nel Pacifico.

Sul fronte tropicale, un eventuale El Niño associato a temperature superficiali marine già elevate potrebbe aggravare il fenomeno delle marine heatwaves, con impatti sensibili su coralli, biodiversità e settori economici chiave come pesca e turismo. Gli stessi ecosistemi criosferici potrebbero risentire dello sbilanciamento termico, con effetti sul ciclo di fusione e rigelo delle aree polari.

In conclusione, lo scenario più probabile – alla luce dei dati disponibili – è quello di un passaggio da La Niña a neutralità entro la primavera 2026, con una finestra sempre più aperta verso un El Niño in sviluppo nella seconda parte dell’anno. Una traiettoria che farebbe del 2026 un anno climaticamente dinamico e potenzialmente decisivo per comprendere l’evoluzione degli equilibri atmosferico-oceanici globali.