A Campo Imperatore l’attesa si fa sempre più pesante. Non solo per Karol Brożek, l’escursionista polacco disperso ormai da giorni sul Gran Sasso, ma soprattutto per la sua famiglia, che continua a vivere nell’incertezza e nell’angoscia. Le speranze di risposte concrete si scontrano con lo stop delle ricerche, comunicato nelle ultime ore, e con una sensazione crescente dalla famiglia di distanza tra quanto annunciato e quanto avviene realmente sul campo. Proprio per questo è stato diffuso un appello accorato, scritto a nome di Diana Brożek, sorella di Karol. Un messaggio che non punta il dito contro nessuno, ma che chiede maggiore attenzione, coerenza e comunicazione, in una vicenda che resta aperta e profondamente dolorosa.
“Cari tutti, scrivo questo post a nome di Diana Brozek con grande peso sul cuore, perché la situazione sta diventando sempre più difficile. Secondo la promessa della prefettura, le ricerche di Karol avrebbero dovuto essere portate avanti fino al successo e la giornata di oggi sarebbe dovuta essere un altro giorno di attività, tuttavia abbiamo ricevuto l’informazione che le ricerche non si sono svolte, presumibilmente a causa del meteo. Vale la pena sottolineare che oggi le condizioni non sembravano tali da rendere in modo inequivocabile impossibile operare sul terreno; Diana, trovandosi oggi a passeggio con Pirat nella zona in cui le ricerche avrebbero dovuto avere luogo, non ha notato alcun segno evidente di attività in corso. Non ha aiutato nemmeno l’osservazione di un abitante del posto, con il quale ha avuto il piacere di parlare, che diceva che ‘quest’inverno abbiamo una bella primavera’. Questa situazione suscita un senso di incoerenza tra gli annunci e la realtà. Perché sia chiaro – scrivo questo senza l’intenzione di accusare nessuno, ma come un appello a una maggiore diligenza, a una comunicazione affidabile e alle conseguenze nelle azioni intraprese. Karol è ancora disperso, ogni giorno senza ricerche è come una sentenza”.
