Il 28 dicembre 1879, esattamente 146 anni fa, la Scozia fu teatro di uno dei più gravi disastri ingegneristici dell’Ottocento: il crollo del Tay Bridge. Quella sera d’inverno, durante una violenta tempesta, un treno passeggeri stava attraversando il ponte ferroviario sul fiume Tay, nei pressi di Dundee, quando la sezione centrale della struttura cedette improvvisamente. Il convoglio precipitò nelle acque gelide del fiume, causando la morte di tutte le persone a bordo: si stima tra le 75 e le 80 vittime.
All’epoca, il Tay Bridge era un simbolo di progresso e modernità. Con i suoi oltre 3 km di lunghezza, era il ponte ferroviario più lungo del mondo. Progettato dall’ingegnere Thomas Bouch, l’opera fu però messa sotto accusa dopo il disastro. Le successive inchieste rivelarono gravi carenze strutturali, materiali di scarsa qualità e una sottovalutazione dell’effetto del vento sulla struttura.
Il crollo del Tay Bridge ebbe un impatto profondo sull’ingegneria civile. Portò a una revisione radicale degli standard di progettazione e sicurezza, introducendo criteri più severi per il calcolo delle sollecitazioni e per il controllo dei materiali.
