Il 31 dicembre 1695 l’Inghilterra introdusse una delle imposte più controverse della sua storia: la window tax, la tassa sulle finestre. Il provvedimento, pensato dal governo di Guglielmo III come strumento semplice per colpire la ricchezza senza ricorrere a impopolari imposte dirette sul reddito, stabiliva che più finestre aveva un edificio, più alte sarebbero state le tasse da pagare. L’effetto fu immediato e sorprendente. Molti proprietari di case e negozi, soprattutto nelle città, reagirono murando finestre e vetrine pur di ridurre il numero di aperture tassabili. Interi quartieri cambiarono volto: facciate cieche, ambienti più bui e una qualità della vita in netto peggioramento, soprattutto per le classi popolari che abitavano in spazi già angusti.
I commercianti furono tra i più colpiti. Le vetrine, fondamentali per esporre la merce, divennero un lusso. In alcuni casi vennero ridotte o eliminate, penalizzando il commercio e rendendo le strade meno vive. Non a caso la tassa fu presto definita una tassa sulla luce e sull’aria.
Rimasta in vigore per oltre 150 anni, la window tax è oggi ricordata come un esempio emblematico di come una politica fiscale, se mal progettata, possa produrre effetti sociali e urbani inattesi.
