Gli incendi boschivi non si limitano a bruciare i paesaggi. Alcuni sono così intensi da creare sistemi meteorologici propri, come i temporali pirocumulonembi che sollevano il fumo fino a 16 chilometri nell’atmosfera. Sebbene sia noto da tempo che questo fumo ad alta quota può persistere nell’atmosfera per settimane o mesi, il suo effetto sul clima è stato difficile da misurare, a causa delle difficoltà nel raccogliere campioni. Almeno fino ad ora. Gli scienziati dell’atmosfera della Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences, infatti, riportano le prime misurazioni dirette del fumo degli incendi boschivi a cinque giorni nell’alta troposfera, a circa 14,5 chilometri sopra la superficie terrestre. Hanno scoperto grandi particelle di fumo che non sono rappresentate dagli attuali modelli climatici e che sembrano effettivamente raffreddare l’atmosfera.
Per catturare direttamente il fumo fresco, il team ha pilotato un velivolo NASA ER-2 ad alta quota all’interno di una nube creata da un incendio boschivo nel New Mexico nel giugno 2022, appena cinque giorni dopo l’inizio dell’incendio. Gli strumenti di bordo hanno misurato le dimensioni, la concentrazione e la composizione chimica delle particelle.
I risultati
All’interno della nube di fumo, i ricercatori hanno rilevato aerosol di circa 500 nanometri di diametro, circa il doppio delle dimensioni tipiche degli aerosol degli incendi boschivi a quote più basse. Il team suggerisce che le grandi dimensioni possano essere attribuite a un’efficiente coagulazione.
“Le particelle possono coagularsi in qualsiasi punto dell’atmosfera“, ha affermato in una nota Yaowei Li, autore principale di uno studio sulla ricerca. “Ma in quella specifica regione, l’aria si mescola molto lentamente. Questo permette alle particelle di fumo degli incendi boschivi di rimanere concentrate e di scontrarsi più spesso, rendendo la coagulazione molto più efficiente”.
Questi aerosol contribuiscono a modificare la quantità di radiazione che raggiunge la superficie terrestre, assorbendo la luce solare o riflettendola verso lo spazio. In questo studio, le particelle più grandi hanno avuto un effetto sorprendente: hanno aumentato la radiazione in uscita dal 30% al 36% rispetto alle particelle a bassa quota, producendo un effetto di raffreddamento misurabile che gli attuali modelli climatici non tengono in considerazione.
Ulteriori ricerche
Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare ulteriori effetti del fumo degli incendi boschivi ad alta quota sia sul meteo che sul clima. John Dykema, coautore dello studio e scienziato del progetto, suggerisce che le grandi particelle di fumo coagulate potrebbero influenzare la circolazione atmosferica attraverso il riscaldamento locale, potenzialmente modificando le correnti a getto. “Penso che tutte queste cose siano possibili, e al momento non disponiamo di informazioni sufficienti per dire in che direzione potrebbero evolversi”, ha affermato.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Advances.
