Il Mar di Marmara sotto tensione: la faglia nord-anatolica si avvicina a Istanbul

Uno studio globale rivela come la rottura sommersa della faglia stia migrando verso i segmenti più critici, aumentando il rischio sismico per la metropoli turca

Un nuovo studio pubblicato su Science porta sotto i riflettori uno dei più pericolosi sistemi sismici della Terra: la faglia nord-anatolica nel Mar di Marmara, che corre proprio sotto le acque che separano la costa europea da quella asiatica di Istanbul. Secondo i ricercatori guidati da Patricia Martínez-Garzón del Helmholtz Centre Potsdam GFZ, la faglia sta mostrando chiari segnali di avanzamento verso Est, verso i segmenti che non si rompono da secoli e che oggi rappresentano uno dei punti più critici per il rischio sismico della regione.

Lo studio ha analizzato 77 sequenze sismiche in 18 regioni del mondo, ricostruendo i meccanismi che guidano la propagazione della rottura prima dei grandi terremoti. Ne emerge un quadro coerente: la faglia nord-anatolica si comporta come un sistema a domino, in cui la rottura di un segmento trasferisce tensione a quello successivo. Questo schema, già noto per i tratti superficiali, è ora osservato anche nella parte sommersa del Mar di Marmara.

Negli ultimi anni, l’attività sismica nel Marmara si sta progressivamente spostando verso i tratti orientali della faglia, più vicini alla città. Le zone che hanno già scaricato energia mostrano una minore attività, mentre quelle ancora “cariche” accumulano tensione, segnale che potrebbero essere prossime a una fase critica. La migrazione della sismicità rispecchia così il processo globale di trasferimento di sollecitazioni tra segmenti, simile a quanto osservato nei grandi terremoti della Turchia meridionale del febbraio 2023.

I risultati dello studio non consentono previsioni puntuali sui tempi di un eventuale sisma, ma permettono di individuare con maggiore precisione le aree a rischio più elevato. Per Istanbul, una città densamente popolata e vulnerabile dal punto di vista urbano, questa informazione è fondamentale per la pianificazione della risposta e l’aggiornamento dei modelli di rischio.

Secondo gli autori, l’analisi integrata di dati geologici, geodetici e sismologici offre una lettura unificata dei processi che governano le grandi rotture. Questa metodologia permette di identificare segnali precoci di migrazione della sismicità e pattern comuni tra le regioni tettoniche più attive del globo. Per il Mar di Marmara, significa rafforzare il monitoraggio ad alta risoluzione del fondale e dei segmenti superficiali della faglia, con l’obiettivo di cogliere variazioni di comportamento rilevanti per la mitigazione del rischio sismico.