“La musica è cambiata”: perché i testi delle canzoni oggi sono più semplici, negativi e stressati

Un’analisi di 20.000 brani in 50 anni rivela come i testi riflettano e modellino le emozioni della società. Ma durante le crisi accade qualcosa di sorprendente

Secondo un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, basato sull’analisi dei testi dei 100 brani più popolari negli Stati Uniti ogni settimana tra il 1973 e il 2023, la musica mainstream è cambiata radicalmente. I ricercatori – Maurício Martins e colleghi – hanno esaminato 20.186 testi attraverso strumenti di linguistica computazionale, scoprendo un modello netto: i testi sono diventati molto più semplici, più negativi e più ricchi di parole legate allo stress. Questi risultati mostrano che lo stress linguistico ha avuto un forte aumento costante negli anni (correlazione r = .81), mentre la positività è diminuita (r = –.78). Anche la complessità testuale, misurata tramite l’algoritmo di compressione LZ77, è calata progressivamente: testi più ripetitivi, schematici, facilmente memorizzabili.

I ricercatori collegano questo declino a fenomeni paralleli: aumento della depressione, dell’ansia, del tono negativo nei media e nei libri. In altre parole, la musica pop sembra specchiare una società mentalmente più affaticata.

Ma quando il mondo è in crisi, le persone scelgono canzoni più positive (e più complesse)

La parte più sorprendente emerge quando si analizzano gli effetti di momenti storici di forte stress collettivo, come l’11 settembre 2001 e l’inizio della pandemia da COVID-19. Contrariamente a quanto atteso, non aumenta la negatività dei testi ascoltati: diminuisce. Secondo la ricerca, durante il periodo immediatamente successivo al COVID-19, le canzoni più popolari mostravano meno parole legate allo stress, più sentimenti positivi e nessun calo nella complessità. Per i ricercatori, si tratta di un effetto di escapismo collettivo: nei momenti più duri, cerchiamo nella musica non uno specchio dei nostri stati d’animo, ma un rifugio emotivo, scegliendo brani più luminosi e cognitivamente stimolanti.

Reddito, economia e politica: cosa influenza davvero i testi?

Un’altra domanda fondamentale dello studio riguarda il potenziale ruolo dei fattori economici. I dati sono chiari: l’aumento del reddito medio degli americani non è correlato – una volta tolto l’effetto del tempo – a stress linguistico, negatività o complessità dei testi. Le analisi lo mostrano con chiarezza, smontando l’ipotesi che benessere economico significhi preferenze musicali più “positive”. Ma c’è un dettaglio affascinante: dal 2016 in poi la complessità dei testi sembra risalire. Analizzando il periodo Obama vs. Trump emerge che durante la presidenza Trump la complessità dei testi aumenta in modo significativo, rompendo un trend decennale di semplificazione. Una coincidenza temporale? Possibilmente. I ricercatori invitano alla cautela, visto che dal 2020 in poi gli effetti della pandemia si sovrappongono ai cicli politici.

La musica come termometro (e regolatore) delle emozioni collettive

Lo studio dipinge un quadro complesso ma illuminante: la musica non è solo un prodotto culturale, ma una cartina tornasole dello stato emotivo della società. Nei periodi ordinari riflette le tendenze psicologiche diffuse, più stress, più negatività, meno complessità cognitiva. Ma nei momenti critici, quando la tensione emotiva raggiunge livelli estremi, avviene un cambiamento: le persone cercano attivamente musica positiva e complessa per regolare il proprio stato emotivo.

Lo studio sottolinea come questo comportamento confermi la Mood Management Theory: non ascoltiamo musica solo per rispecchiare ciò che proviamo, ma per cambiare come ci sentiamo, specialmente nei momenti di crisi. La musica, dunque, non solo racconta la storia emotiva della nostra epoca: la modella.